Avellino

 

di Andrea Fantucchio 

Il ciclo di depurazione delle acque irpine ancora nel mirino della Corte dei Conti. Questa mattina la guardia di finanza ha eseguito un nuovo blitz al Comune di Avellino e acquisito alcuni documenti. Un'ispezione che rientra nell'indagine coordinata dal pm Ferruccio Capalbo, lo stesso magistrato che si è occupato dell'inchiesta su Acs in relazione a presunti canoni non riscossi che ha portato alla citazione a giudizio tredici fra ex amministratori e dirigenti dell'Ente di Corso Europa.

Sono novanta i Comuni finiti al centro dell'indagine della Procura della Corte dei Conti. Sotto la lente d'ingrandimento la verifica del trasferimento dei canoni legati alla depurazione dalla società agli enti. Cifre sulle quali adesso verrano realizzati ulteriori accertamenti. E che potrebbero portare alla formulazione di un danno erariale attribuibile ad alcuni soci dell'Ente di Corso Europa. L’inchiesta è infatti solo nella sua fase iniziale. E mira a scoperchiare altre presunte inefficienze dell'Alto Calore che, per anni, si è occupato della gestione del servizio idrico per 125 comuni irpini e beneventani.

In estate il nucleo di polizia economico-finanziaria delle fiamme gialle di Avellino, allora guidato da Gennaro Garzella, aveva la notificato un avviso al presidente del consiglio di amministrazione di Alto Calore, Michelangelo Ciarcia, al presidente della provincia, Domenico Gambacorta e al sindaco di Avellino, Vincenzo Ciampi, per spingerli, alla luce dei ruoli istituzionali ricoperti, a far cessare le contestazioni oggetto dell’indagine. Esiste infatti “l’obbligo per la pubblica amministrazione di realizzare tutte le iniziative necessarie a evitare l’aggravamento del danno economico, adottando gli atti amministrativi necessari a evitare la continuazione delle condotte illecite”.