Indagine Alto Calore: in 13 a giudizio fra sindaci e dirigenti

Corte dei Conti, 13 citazioni in giudizio. Archiviate posizioni di De Stefano, Vanni e Chiavelli

La Corte dei Conti indaga su un presunto danno erariale da dodici milioni di euro e su migliaia di crediti che non sarebbero stati riscossi.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

Un presunto danno erariale da dodici milioni di euro e migliaia di crediti non riscossi: sono state citate in giudizio tredici persone coinvolte nell'inchiesta della Corte dei Conti su Alto Calore. Ente che gestisce il servizio idrico per 125 comuni irpini e beneventani.

Dovranno comparire, davanti ai magistrati della Corte dei Conti, l'ex presidente di Acs e già consigliere regionale, Francesco D'Ercole, l’ex fascia tricolore di Montemiletto, Eugenio Abate, membro del cda dal 2010 al 2013, incarico rivestito nello stesso periodo dal sindaco del Comune di San Nicola Manfredi, Fernando Enrico; ai quali si aggiungono Maria Pastore e Pellegrino Vassallo oltre al sindaco di Guardia Sanframondi, Floriano Panza.

La lista continua con Eduardo Di Gennaro, direttore generale dal 2006 al 2015, Francesco Gallo, dirigente alla direzione del servizio utenza commerciale dal 2004 e del servizio amministrativo e finanziario dal maggio 2010, Oreste Montano, responsabile del coordinamento e sovrintendenza delle attività relative alla sede di Benevento fra il 2004 e il 2011, Antonio Spiniello come coordinatore dell’attività di commercializzazione dal febbraio al 23 novembre 2011 e poi in qualità di dirigente responsabile del processo idrico fino al maggio 2015, i consiglieri del cda Ilario Spiniello (2010-2013), il capo della segreteria del ministro all’Ambiente Gianluca GallettiGennaro Santamaria(2010-2013) e  l’ex revisore dei conti del Comune di Avellino, Attilio Santoro.

Archiviata l'indagine per l'ex presidente di Alto Calore, Lello De Stefano, per il sindaco di Altavilla Irpina, Mario Vanni, e per Maria Lucia Chiavelli, assistiti fra gli altri dagli avvocati Nello Pizza, Stefano Sorvino e Giovanni Colacurcio. I difensori hanno dimostrato, con il supporto di una ampia documentazione, come i tre indagati fossero estranei alle condotte contestate. 

Vanni, assistito da Sorvino e Colacurcio, ha dato notizia dell'archiviazione attraverso una nota stampa. Nella quale sono riportate parti delle motivazioni relative all'archiviazione. Nella quale si legge come la posizione del sindaco sia stata chiarita attraverso «copiosa documentazione depositata solo in sede di deduzioni, mai esibita prima dall’Acs nonostante i reiterati accessi della guardia di finanza».

Nel mirino degli inquirenti della Corte dei Conti sono finite migliaia di lettere restituite all'azienda per mancato recapito, ripetuti invii di diffide agli stessi indirizzi segnalati dalla posta come errati, errori nelle anagrafiche delle utenze, ripercorsi negli inviti a dedurre, recapitati a sindaci, dirigenti e un ex consigliere regionale, accusati di aver contribuito a un presunto danno erariale di oltre 11 milioni.

Nell'invito a comparire, notificato agli indagati, la Procura scriveva «Appare privo di ogni giustificazione il perché si sia fatto ricorso solo per alcuni utenti morosi all'invio del sollecito», realizzando una ulteriore «scrematura» fra le diffide recapitate con posta con ricevuta di ritorno e quelle affidate alla corrispondenza ordinaria.

Nel 2008, si legge nel documento, «non risulta alcuna traccia documentale dell'esito dell'invio dei solleciti inoltrati agli utenti morosi» eppure la procedura risulterebbe «regolarmente avvenuta».

L'Alto Calore, per il 2009 e il 2010,  – secondo il resoconto dei magistrati – ha dichiarato di «non avere inviato diffide con raccomandata». Dal 2004 al 2015 la percentuale delle letture effettuate in sei casi non supererebbe il 50 per cento e fra il 2012 e il 2013 neppure oltre il 30.  Un presunto danno erariale di 6 milioni, che deriverebbe dalla omessa riscossione dei canoni idrici, ai quali si aggiungono oltre 5 milioni che per la Procura sarebbero stati generati dalla «gravissima incapacità di riscossione dei propri crediti».

La Procura della Corte dei Conti aveva rilevato che il numero dei dipendenti di Alto Calore fosse secondo al solo Acquedotto Lucano fra i gestori idrici. E il 42 per cento dei costi dell'azienda serviva a pagare proprio i dipendenti. E, allora, perché tutte quelle contestazioni relative a un omesso controllo? Gli indagati, ora, dovranno chiarirlo in giudizio.