di Andrea Fantucchio
Una lettera recapitata a un operaio dalla direzione territoriale del Lavoro di Avellino, dopo essere stata corretta a penna da un dirigente che avrebbe omesso informazioni fondamentali. Una calligrafia che – secondo un accertamento grafologico commissionato dalla Procura – è riconducibile al capo dell'ispettorato interregionale del Lavoro di Napoli, Renato Pingue, arrestato ieri dai carabinieri di Avellino con l'accusa di corruzione riferita a quando, fra il 2015 e il 2016, ricopriva il ruolo di direttore della direzione territoriale del lavoro del capoluogo irpino(QUI I DETTAGLI E POSIZIONE INDAGATI). E' questo uno degli elementi che emerge dalla ordinanza di applicazione degli arresti domiciliari, firmata dal gip del tribunale di Avellino, Fabrizio Ciccone.
Il magistrato menziona poi un'altra consulenza affidata dalla Procura ad Antonio di Stasi, professore ordinario di Diritto del lavoro presso la facoltà di economia dell'Università Politecnica delle Marche. Documento nel quale vengono contestate le conciliazioni fra i lavoratori e la Natana.Doc, una delle aziende finite nel mirino della Procura di Avellino. Quelle conciliazioni – secondo quanto scrive il magistrato - «violano la normativa in materia, non solo perché i lavoratori risultano avere subito forti pressioni a firmare gli accordi, ma anche per non avere... ricevuto l'informativa e l'assistenza sindacale necessarie».
Delle intimidazioni le avrebbero ricevute anche gli stessi ispettori del lavoro. Uno di loro – menzionato nell'ordinanza – racconta a un lavoratore di essere stato minacciato "velatamente" da Pingue, per “aggiustare” la posizione di aziende controllate dall'ispettorato. Durante alcuni controlli effettuati dell'ufficio avellinese, e finiti nel mirino della Procura, gli operai non sarebbero stati informati di aspetti fondamentali per procedere alla conciliazione: diritti patrimoniali o accertamenti positivi a carico del datore di lavoro. Accuse seccamente respinte dal dirigente che, affiancato dagli avvocati Ettore Freda e Giuseppe Fusco, ora è pronto a offrire la sua versione dei fatti anche al giudice per le indagini preliminari. Quando potrebbe essere chiesta una attenuazione della misura cautelare.