di Andrea Fantucchio
«Le barriere stradali erano a norma e assicuravano una elevata capacità di contenimento». Autostrade si difende, nel processo sulla strage dell’Acqualonga ad Avellino, che nel 2013 è costata la vita a quaranta pellegrini che facevano ritorno a casa da una gita a Pietralcina. L'avvocato, Giorgio Perroni, ha sostenuto che il degrado dei tirafondi non è stato determinante per il cedimento della barriera, come dimostrato dai crash test. Gli ancoraggi sono finiti invece nel “mirino” del perito del giudice, Felice Giuliani. Il docente dell'Università di Parma ha descritto uno stato compromesso delle barriere e una scarsa manutenzione. Per lo studioso, dei new-jersey in condizioni ottimali, avrebbero potuto contenere l'urto col pullman.
Autostrade: «Quel pullman non doveva circolare»
Perroni ritiene, invece, determinante la condizione del bus: «La falsificazione della revisione è accertata, un pullman così non poteva circolare. Aveva percorsso quasi un milione di chilometri, aveva la valvola di sicurezza del sistema frenante manomessa, giunto cardanico non sottoposto a revisione, con pneumatici di marche diverse e usurati».
La manutenzione al centro del processo
La difesa ha inoltre spiegato come – secondo la loro ricostruzione – la Procura non ha fornito prove decisive per evidenziare una negligenza di Autostrade nella manutenzione effettuata sul tratto dell'incidente. Proprio questo aspetto è finito anche al centro della nuova inchiesta della Procura di Avellino. Il capo degli inquirenti irpini, Rosario Cantelmo, e il sostituto, Cecilia Annecchini, hanno chiesto acquisizione di atti relativi alla manutenzione di undici viadotti sull'A16, fra Baiano e Benevento.
A dicembre si aspetta la sentenza
A dicembre è prevista la sentenza del giudice, Luigi Buono. Cantelmo ha chiesto un condanna di dieci anni per tutti i dirigenti di Autostrade. Fra i quali l'Ad, Giovanni Castellucci.