di Luciano Trapanese
Cosa è accaduto la notte che ha preceduto la tragedia di via Madonna de la Salette? Cosa hanno fatto Gianmarco Gimmelli, Claudio Zaccaria e la giovanissima Ylenia, prima della follia omicida? Di chi era la droga trovata nell'appartamento? E chi l'aveva venduta?
Il movente in quelle ore...
Gli investigatori della squadra mobile di Avellino sono al lavoro proprio per rispondere a queste domande e ricostruire quelle ore: potrebbero chiarire la dinamica e le motivazioni della brutale aggressione che ha ucciso Claudio Zaccaria, ferito alla gola Ylenia e spinto al suicidio Gianmarco Gimmelli, l'assassino, ora in coma nel reparto di rianimazione del Moscati.
Alcolici comprati di primo mattino
C'è un elemento nuovo, emerso nelle ultime ore. Alle sette della mattina di giovedì, quasi quattro ore prima che scorresse il sangue, i ragazzi hanno acquistato in un bar vicino sette, otto bottiglie di alcolici. Erano insieme dalle 2 e 30 di notte, quando un testimone, ascoltato dagli investigatori, ha accompagnato Claudio e Ylenia a casa di Gimmelli. Molto probabilmente hanno consumato droga e bevuto, ma questo sarà la perizia tossicologica ad accertarlo fuori da ogni dubbio. A supporto di questa tesi le numerose bottiglie di vodka trovate nella cucina dell'appartamento dove si è consumato il delitto, e tracce evidenti di crack. Poco dopo l'alba altro alcol, dunque. Una notte brava, spinta all'estremo. Almeno questo è il quadro che disegna la lunga serie di indizi raccolta dagli agenti.
Gianmarco: condizioni gravi ma stabili
Le condizioni di Gianmarco Gimmelli sono stazionarie. Resta grave, ma non in pericolo di vita. Ha riportato lo schiacciamento di un rene, e restano da stabilire eventuali conseguenze provocate dal forte trauma cranico. La sua deposizione, quando e se sarà possibile ascoltarla, potrebbe fare luce su molti misteri che ancora circondano la tragedia.
Ascoltate diverse persone
Gli agenti della squadra mobile, e gli uomini dell'antidroga, guidati dall'ispettore superiore Roberto De Fazio, stanno sollevando un velo inquietante sul mondo dello spaccio di droga in città. In particolare – partendo proprio dalle indagini sull'omicidio di Claudio Zaccaria – sul variegato mondo dei piccoli pusher che si muovono tra il capoluogo e i comuni dell'hinterland. Sono state ascoltate decine di persone. Si punta a individuare chi ha venduto il crack trovato nella casa di Gimmelli. Lo spaccato che viene fuori – secondo indiscrezioni – è inquietante. In parte già conosciuto dagli investigatori, ma solo in parte.
Si lavora sulle armi trovate in casa
Per ora su cosa abbia innescato la furia omicida si possono solo formulare delle ipotesi. Dalla lite tra i ragazzi, diventata in pochi istanti – complice la droga e l'alcol – una selvaggia aggressione (Claudio Zaccaria è stato colpito da dieci pugnalate al volto e al petto), a una discussione degenerata per questioni legate a soldi e sostanze stupefacenti, un debito forse maturato proprio in quelle ore.
Nell'appartamento di Gimmelli sono stati trovati due coltelli. Uno da cucina, utilizzato dall'omicida. E uno più piccolo: gli esami del dna potrebbero accertare se era in possesso di Gimmelli o di Claudio Zaccaria. E magari contribuire a ricostruire la dinamica di quello che è accaduto.
Si deve verificare se di notte siano entrate altre persone
Altri accertamenti – ora in corso – dovranno stabilire un altro aspetto importante: se nell'abitazione, quella notte, oltre ai tre ragazzi c'erano anche altre persone. E per questo gli investigatori hanno focalizzato l'attenzione sulle persone che più erano in contatto con Gimmelli e Zaccaria. Per farlo sono stati visionati i tabulati telefonici per ricostruire anche, ma non solo, i contatti intercorsi la notte tra mercoledì e giovedì. Oltre naturalmente ai video ripresi dalle numerose telecamere installate nella zona.