Altro che domani, come inizialmente trapelato. Un colpo rimasto in canna, di cui, nella migliore delle ipotesi - che non cancellerebbe le responsabilità di chi si è occupato del tesseramento, negato - il Calcio Avellino non potrà godere, in termini di prestazioni sportive, per un minimo di tre partite, ovvero quella già saltata con il Città di Anagni, alle quale si andranno a sommare, inevitabilmente, quelle contro il Cassino, domenica prossima, e l'Atletico Fregene Focene.
E sì, perché il “caso Alfageme” finirà dinanzi alla commissione del Tribunale Federale Nazionale, che ha discuterà il ricorso della SSD solo il prossimo 4 febbraio (ore 12:30).
Danni su danni e non, ovviamente, per colpa del TFN, ma per l'Avellino, che dovrà verosimilmente temporeggiare fino a quella data prima di procedere a sostituire il calciatore, in caso di “fumata nera”, e per il ragazzo stesso, che aspetterà, nonostante tutto; avrebbe tempo, dopo un ulteriore svincolo, per accasarsi in un'altra squadra entro il 28 febbraio, ma, nel contempo, ha già perso l'ingaggio percepito con la Casertana e tempo, con l'incombenza di trovare una nuova sistemazione, in tempi ristretti, in caso di definitivo "no" dalla giustizia sportiva.
Se non altro è finito lo stillicidio mentale del “quando si saprà?”, ingenerato dal silenzio tattico, o almeno così ufficiosamente motivato, dalla società in orbita Sidigas. Sia chiaro: altra proprietà, ben altra storia, ma si torna nelle aule di tribunale a Roma ed è un fastidioso déjà vu.
La società ha chiesto di partecipare al dibattimento. La tesi difensiva irpina, nonostante il tesseramento oltre i termini, scaduti il 31 dicembre scorso, data l’assenza dello status di comunitario o cittadino italiano, verterebbe principalmente sul sostenere che per Alfageme si tratta del secondo tesseramento stagionale e che non è proveniente da federazione estera giocando da 14 anni in Italia dopo una parentesi in Danimarca.