Napoli

Dietro i grattacieli del Centro Direzionale c’è un inferno che non fa rumore e non fa scalpore. Le ragazze che lì sono costrette a vendere il propio corpo sono tante, giovani, giovanissime e meno giovani. Tra quelle strade, sotto una sopraelevata che non fa arrivare la luce e nasconde dagli occhi di una città distratta, è stato messo in piedi un vero e proprio supermarket del sesso. La zona è controllata dalle sentinelle dei clan che in motorino sorvegliano che tutto proceda in maniera regolare tenendo lontano gli occhi indiscreti

Tra le ragazze che vivono in questo inferno non manca la voglia di raccontare e parlare ma la paura domina e rompere l’omertà e il silenzio che copre quello che è un vero e proprio business internazionale è difficile.
Sono poche le parole che si riescono a raccogliere e quelle stesse donne che davanti ai clienti hanno la faccia tosta e i modi spavaldi e sicuri, scappano arrossendo se si prova a fare qualche domanda. Tra le tante però qualcuna parla. Tra i denti e con rabbia. Rompendo quel velo e facendo venire allo scoperto verità che tutti sanno e che nessuno vuole ascoltare. 

Riusciamo a scambiare qualche parole con Amina (nome di fantasia) che ci racconta il suo inferno attraverso la sua storia. 
Amina dice di avere 19 anni eppure sembra più giovane, anche se i segni che ha sul volto e lo sguardo impietrito e freddo potrebbero essere quelli di una donna anziana. Non parla bene l’italiano ma l’inglese lo usa in maniera ottima con l’accento profondo tipico del suo Paese. 
Amina è nata a Benin City, in Nigeria, è lì che è iniziato il suo inferno ed lì che vorrebbe tornare a vivere in pace. Aveva un padre, una madre e 6 sorelle.
Quando la convinsero a partire per l’Europa le avevano promesso un lavoro sicuro. “dicevano che avrei fatto la parrucchiera, ero entusiasta e anche la mia famiglia lo era. Gli stessi che mi avevano promesso il lavoro mi hanno organizzato il viaggio e oggi lavoro per ripagare loro e per evitare che facciano del male alla mia famiglia in Nigeria. Il viaggio per raggiungere l’Italia è stato lungo, infinito”. 
Amina racconta di un’odissea, un percorso che ha tappe geograficamente imprecisate e che si perdono tra i confini porosi dell’Africa. Sono però tutte tappe segnate da violenze e sottomissioni pesanti. Violenze ripetute che hanno piegato i corpi e le menti delle più fragili che in Italia non ci sono neanche arrivate
Oggi vive in una casa gestita e sorvegliata da una donna nigeriana di mezza età che Amina chiama “Mommy”: “È lei che decide quando e se farmi uscire. È lei che pensa a cucinare e ai vestiti e al resto. Lei raccoglie i soldi e parla con l’organizzazione”. 
“Mio padre e mia madre sono morti un mese fa in un brutto incidente non li ho nenachepotuti salurate e non gli ho mai detto che fine ho fatto. Sono morti convinti che facessi la parrucchiera - dice Amina con voce strozzata - mi vergogno per quello che faccio, ma non posso smettere, non posso, non me lo permettono”. Amina dovrà continuare a prostituirsi fino a ripagare i debiti contratti con i trafficanti e dei soldi che maneggia con i “clienti” a lei non resta nulla. 
Non può raccontare di più Amina, passa per l’ennesima volta il motorino che controlla la zona e lei si allontana. Il suo sguardo dietro un trucco pesante, chiede aiuto e normalità. È lo stesso sguardo di una qualsiasi ragazzina di una qualsiasi parte del mondo, con la differenza che lei ha visto e vive in un inferno fatto di roghi di rifiuti che scaldano la notte, di violenze, di sfruttamento e di paura. 

Amina è solo una ragazzina indifesa e la sua storia è una tipica storia di questa globalizzazione. La sua sofferenza è la stessa di quella di milioni di africani che hanno vissuto la tratta atlantica degli schiavi tra il XVI ed il XIX secolo. Sono passati secoli eppure oggi in pieno occidente, nella ricca, luminosa, dignitosa, moderna e accogliente Europa sembra non essere cambiato nulla. Un nuovo business che risponde a una domanda di un mercato fiorente che schiaccia le vite di milioni di esseri umani. 
Nell’indifferenza e nel silenzio di una città distratta Amina resta nel buio dietro i grattacieli del Centro Direzionale con la sua storia di orrori, con la sua tragedia, con la sua paura e la sua solitudine.