“Stiamo disvelando, man mano, i fatti di sangue, e non è finita”, aveva detto mercoledi scorso il Procuratore Aldo Policastro dopo i due arresti per il delitto Improta. Una speranza che nessuno immaginava potesse concretizzarsi, a distanza di sei giorni, nella soluzione, secondo gli inquirenti, di un cold case che risale a dieci anni fa: quello di Cosimo Nizza, 48 anni, di Benevento, ucciso a colpi di pistola il 27 aprile del 2009 sotto la sua abitazione al rione Libertà.
Un omicidio al centro di un'indagine del sostituto procuratore Flavia Felaco e della Squadra mobile del vicequestore Emanuele Fattori, per il quale è stato arrestato Nicola Fallarino, 35 anni, di Benevento, dal luglio dello scorso anno detenuto a Secondigliano dopo essere stato tirato in ballo dall'inchiesta antidroga della Dda e della stessa Mobile- a giugno sarà giudicato con rito abbreviato- come presunto promotore-organizzatore di una associazione per delinquere che si sarebbe occupata dell'approvvigionamento di cocaina, crack, eroina, marijuana ed hashish tra Villa Literno, Giugliano, Castelvolturno e Napoli, e della sua vendita nel capoluogo sannita.
A carico di Fallarino, al quale il provvedimento è stato notificato nel carcere napoletano, una ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Flavio Cusani, che nel maggio 2018 sul delitto Nizza aveva deciso la proroga dell'indagine oltre che a carico dell'allora 34enne, anche di un 42enne per il quale non è però stata disposta alcuna misura.
Cosimo Nizza era una vecchia conoscenza delle forze dell'ordine, più volte era rimasto invischiato in operazioni delle forze dell'ordine, ma dal 2007 non era più sottoposto alla sorveglianza speciale. Sposato e con figli, abitava in via Bonazzi, in un appartamento al piano rialzato di uno stabile che aveva dotato di videocitofono e persiane in ferro. La sua esistenza era stata stroncata violentemente lo stesso giorno in cui, quattro anni prima, era finito su una sedia a rotelle per le conseguenze di un incidente stradale.
La mattina in cui era stato ammazzato, era in strada. Un operaio stava effettuando dei lavori sulla parte posteriore del palazzo, lui li stava seguendo muovendosi con la sua carrozzella elettrica. Non aveva potuto fare alcunchè contro gli assassini. Gli erano arrivati alle spalle. In due, con il volto coperto da un casco integrale ed in sella ad uno scooterone, probabilmente di colore grigio, con la targa non riconoscibile. Tre i proiettili calibro 7.65 esplosi da una pistola a breve distanza, la vittima non aveva avuto scampo dopo essere stata centrata al capo, alla nuca ed al di sopra dell'orecchio destro.
I killer erano fuggiti, facendo perdere le loro tracce, dopo aver 'firmato' una esecuzione compiuta con modalità di stampo camorristico. Riunioni e vertici istituzionali si erano susseguiti nelle ore successive, collegamento diretto tra Dda di Napoli e Procura sannita. Da allora, però, nonostante lo sforzo profuso, tutto era rimasto avvolto dal mistero.
Nel novembre dello scorso anno alcuni agenti dell'Unità per l'analisi del crimine violento della Polizia, arrivati da Roma, con il supporto della Squadra mobile e della Scientifica di Benevento, avevano effettuato una serie di rilievi nella zona teatro del delitto (LEGGI). Un'attività svolta in un'indagine nel corso della quale, qualche anno fa, a Fallarino era stata sequestrata una pistola sulla quale i test balistici avevano però restituito risultati negativi.
Ora la svolta determinata dal lavoro degli investigatori, che si è tradotto nell'acquisizione di elementi che sono stati considerati gravi indizi di colpevolezza nei confronti del 35enne, difeso dall'avvocato Vincenzo Sguera.