Avellino

Se non vi mettete in contatto con i Graziano qualcuno al cantiere potrà passare un brutto guaio”. “Dici al masto tuo che deve preparare 100mila euro e deve portarli a Fiore Graziano”.

Il tono delle minacce che, a vario titolo e in diverse circostanze, il clan Graziano presentava prima di passare all’incasso delle tangenti chieste a imprenditori del posto non lasciava spazi a dubbi. I raid sono avvenuti con raffiche di armi automatiche esplose all’ingresso del crematorio di via Cimitero a Domicella, nel cantiere avviato per la sistemazione della rete fognaria, ma anche per mettere in fuga un’impresa impegnata in lavori di ristrutturazione di un’abitazione privata: “perché questa è casa nostra e lavorano solo le nostre aziende”.

Auto incendiate, blitz nei cantieri armi alla mano e con il volto travisato da passamontagna, brutali minacce su numeri telefonici attraverso WhatsApp (anche la camorra si adegua ai nuovi sistemi di comunicazione): qualcuna delle vittime, terrorizzata, ha chiesto aiuto ai carabinieri che per mesi hanno messo sotto controllo i vari sospetti. 

Il giudice Leda Rossetti, accogliendo la richiesta della Procura Distrettuale, ha firmato cinque ordinanze di custodia cautelare, ma respingendone altre due pure proposte dall’antimafia.

Gli arrestati sono: Fiore Graziano, 46 anni di Quindici, Salvatore Graziano, 48 anni sempre di Quindici, Domenico Desiderio, 70 anni di Domicella, Antonio Mazzocchi, 52 anni di Lauro (entrambi imprenditori di onoranze funebri) e Domenico Rega, 50 anni di Pago Vallo Lauro.

La preparazione dell'agguato

Nell’ordinanza c’è ampio spazio dedicato alla scarcerazione di Salvatore Cava, figlio del boss morto Biagio, finito subito nel mirino dei Graziano insieme alla madre Rosalba Fusco. Con un fucile di precisione, i killer dei Graziano si allenavano utilizzando un manichino. Lo hanno ritrovato nelle infinite campagne di Quindici, i carabinieri Cacciatori Puglia del Gargano  ai quali avevano chiesto aiuto i colleghi di Avellino. Bianco, dalle sembianze femminili, residuo di una boutique visto che presentava anche un cinturino sul punto vita. Il fantoccio risulta stato colpito all'altezza del cuore, da due proiettili sparati con un fucile di precisione. Una carabina.

Secondo la procura, il manichino sarebbe la conferma che gli esponenti del clan Graziano si addestravano al tiro di precisione. L'imprenditore Antonio Mazzocchi, in diverse intercettazioni, si vanta di essere riuscito a nascondere alcune armi nelle campagne di Quindici. Per la procura, la disponibilita' di armi e la necessità di compiere esercitazioni sono l'espressione di un "odio mai estinto" tra le due cosche. Queste misure cautelari, per i magistrati, hanno anche un valore preventivo per evitare una nuova escalation di sangue nell'entroterra della Campania.

Sono loro ad aver sparato contro Irpiniambiente

In un passaggio dell'ordinanza viene ricostruito nel dettaglio il nascondiglio del fucile di precisione. Mazzocchi, conversando con Rosaria Graziano (sua moglie, sorella di Eugenio e figlia di Pasquale Raffaele), le spiega che i carabinieri erano ad un passo dal rinvenire l'arma ma che poi si erano fermati pochi prima: "Quei fessi dei carabinieri di Quindici se avessero fatto cento metri più in alto avrebbero trovato il tubo con le armi dentro".

Armi che Mazzocchi sa benissimo essere le stesse che il clan Graziano ha utilizzato in diverse occasioni ("...hanno tutte già sparato", spiega alla moglie) anche contro una finestra della sede di Quindici di Irpiniambiente.

Qui la ricostruzione di quell'episodio, che poi per altre circostanze ha portato anche all'arresto del coordinatore della sede di Irpiniambiente a Quindici, Rubinaccio

Gli aggiornamenti in tempo reale

11,40: Volevano fare un'altra strage dei Cava. Dopo quella delle donne, nel mirino del clan Graziano erano finiti la moglie e il figlio del vecchio superboss Biagio Cava. La Procura Distrettuale antimafia li ha fermati poco prima che gli omicidi si consumassero.

In manette Fiore e Salvatore Graziano, figli del capoclan. Arrestati anche due imprenditori del settore delle pompe funebri. Nei giorni scorsi è stato ritrovato dai carabinieri del reparto speciale dei Cacciatori del Gargano un manichino di donna (ve lo mostriamo nella foto esclusiva di Ottopagine) con due fori procurati da un fucile di precisione al cuore. Segnale sinistro di prove tecniche di agguato che si stavano portando avanti.

Le indagini sono partite grazie ad intercettazioni effettuate per delle estorsioni consumate dai Graziano. Il doppio agguato avrebbe dovuto rilanciare l'attività del clan di Quindici, i cui esponenti non hanno mai smesso di voler riprendere il controllo del territorio come ai tempi del capooclan Pasquale Raffaele, affiliato alla potente Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo.

11,30: Ad essere raggiunti dai provvedimenti di custodia cautelare, per estorsione aggrava dal metodo mafgioso (416 bis), sono stati alcuni esponenti della famiglia Graziano, da sempre rivale nel Vallo di Lauro al potente clan dei Cava. Una faida, la loro, che ha mietuto nel corso di un trentennio oramai, decine di vittime.

07,00: I carabinieri del comando provinciale di Avellino, dall'alba, sono impegnati in un'operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, per eseguire cinque provvedimenti cautelari. L'operazione in corso interessa il Vallo di Lauro e Verona. Destinatarie delle misure cinque persone accusate di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Non si conoscono al momento le identita' delle persone coinvolte.

A breve, presso la sala Filippo Beatrice, all'ottavo piano della Procura della Repubblica di Napoli, nel corso di un incontro informale il procuratore Melillo incontrerà i giornalisti per illustrare i dettagli dell'operazione scattata tra Lauro, Taurano e Quindici.