Lo hanno trovato in possesso di tre bottiglie di plastica con all’interno quattro litri di benzina, una pietra, una corda in nylon lunga circa quindici metri e del nastro da cantiere di colore bianco e rosso. Si tratta di un operaio di Casalduni, che lavora presso l'impianto dei rifiuti Stir di casalduni, fermato nella notte dai carabinieri della Stazione di Ponte a contrada Santa Maria. L'uomo è stato notato camminare a piedi con uno zaino in spalla e per questo ha destato l'interesse dei militari che stavano effettuando un servizio di vigilanza e controllo proprio nel territorio dove sorge l'impianto dei rifiuti.
Quando ha notato i carabinieri, il 40enne non ha saputo spiegare il perchè della sua presenza in quel posto. A questo punto è stato trasferito in caserma per la perquisizione. Durante i controlli dallo ziaono sono 'saltate fuori' la corda, le bottiglie con dentro benzina, il masso e il nastro segnaletico.
Sull'accaduto sono ora in corso le indagini per cercare di capire le reali intenzioni del 40enne operaio della Samte che è stato denunciato. I militari hanno anche accertato le difficoltà economiche dell'uomo che non percepisce lo stipendio da circa tre mesi.
Come si ricorderà, qualche giorno fa, sempre presso lo Stir di Casalduni era divampato un nuovo rogo, l'ennesimo da un anno a questa parte che, però, da più parti era stato classificato come un rogo non doloso secondo le prime indagini.
Precedentemente, invece, era stata registrata la clamorosa protesta di uno dei dipendenti della Samte licenziati. L'uomo, come si ricorderà, si era incatenato alla porta del palazzo dove c'è la sede della Società provinciale dei rifiuti ed aveva minacciato di darsi fuoco con della benzina che aveva portato con sé in una piccola tanica.
Episodi ora al centro di una serie di indagini delle forze dell'ordine, ovviamente non collegati tra loro ma che inevitabilmente illustrano la delicata situazione in cui versano gli attori e le strutture del ciclo di lavorazione dei rifiuti nel Sannio.
Lo Stir di Casalduni è infatti fermo dall'agosto del 2018 quando uno vasto incendio aveva danneggiato pesantemente la struttura e le linee di lavorazione dei rifiuti che venivano tritovagliati e imballati per essere poi trasferiti presso il termovalorizzatore di Acerra.