Avellino

Dalla crisi delle grandi fabbriche alle infrastrutture ripartite al fotofinish, per l’Irpinia del lavoro, quello che si è appena concluso, è stato un altro anno di vera passione. Vecchie e nuove vertenze fanno schizzare in alto il conto dei senza lavoro, in una provincia in cui, dati Istat alla mano, gli occupati sono solo la metà della popolazione attiva e le oltre 6.000 adesioni al Reddito di cittadinanza nel primo mese rendono al meglio la portata dell’emergenza.

Alle nuove vertenze, figlie di questo difficile inizio del 2019, vanno a sommarsi le crisi aziendali che si trascinano ormai da un decennio. Su tutte, quella dell’ex Irisbus, oggi Industria Italiana Autobus, che non riesce a ripartire secondo le attese. Ma a far ben sperare è arrivata direttamente la sindaca di Roma, Virginia Raggi, pochi giorni fa annunciando la commessa di nuovi bus per la capitale, affidata proprio allo stabilimento ufitano.

20,07% a Leonardo, 20,03% a Karsan, 29,95% ad Invitalia e 29,95% ad un nuovo socio industriale: è questo il nuovo assetto patrimoniale ed industriale di Industria Italiana Autobus. E’ quanto emerso dall’assemblea straordinaria di martedì 29 gennaio. L’assemblea provvede anche a ripianare le ulteriori perdite e a deliberare un aumento di capitale di 30 milioni di euro.

La solita incertezza, infine, per il futuro produttivo della Fiat Fca di Pratola Serra, dove non è ancora chiaro cosa dovrà sostituire a produzione dei motori diesel. Sullo sfondo i cambiamenti necessari da intraprendere per guardare la futuro e scongiurare il tracollo di un settore strategico per l’industria in Irpinia. Se da un lato ci sono le nuove assunzioni, programmate per gennaio, all’ex Irisbus, dall’altro resta il dramma delle chiusure e linee di produzione ridotte al lumicino per molte aziende. Il bilancio dei sindacati è da profondo rosso. Si parte dalle chiusure. Qualche dato ci aiuta a comprendere una fase transitoria e delicatissima. Italia Batterie di Nusco ha comunicato di voler cessare le attività con 27 dipendenti che restano, nei fatti, senza lavoro. La Lames di Valata che produce particolari per la Cnhi di Foggia, conta cento dipendenti, ma conta anche un drastico rallentamento delle attività. Fa tremare la crisi che fa capolinea alla Denso Ts. 900 i lavoratori impegnati nell’azienda che produce condizionatori per le vetture Fca, che poche settimane addietro ha aperto una fase di ammonizzazione sociale ed ha i lavoratori impegnato con contratto in somministrazione. 

Arcelor Mittal e Cln di Luogosano, al netto di una catastrofe industriale che si sta consumando a Taranto, ha informato i sindacati che il disagio investe l’Irpinia, con una drastica riduzione nei livelli di produzione. Anche la Limasud, Gruppo Croma, fabbrica che produce cerniere per portiere per vetture Fca da tempo è in cds. Alla Fca di Pratola Serra, lo stabilimento da tempo è coinvolto nel sistema di assistenza degli ammortizzatori sociali. Eppure proprio lo stabilimento motoristico di Pratola Serra, costruito durante la prima metà degli Anni Novanta nel sito un tempo occupato dall’Arna, ha come missione produttiva l’assemblaggio di otto tipi di motore in 74 possibili versioni prevalentemente ad alimentazione diesel. Pratola Serra rappresentava, a quell’epoca, una autentica sfida per la Fiat Auto, che investì concretamente in questo progetto, non solo risorse finanziarie, ma anche una notevole parte della propria immagine di gruppo manifatturiero. Attraverso la progettazione dell’impianto irpino la Fiat cercava di fornire una risposta alla debolezza riguardante proprio l’innovazione del prodotto. Sfida che si ripropone in tutta la sua urgenza nella seconda decade del nuovo millennio guardando alle nuove alimentazioni come unica occasione di ripresa.  In uno scenario del genere, il punto resta lo stesso: senza l’attuazione di un piano di investimenti e di politiche che rendano davvero appetibile il territorio, lo spopolamento e la desertificazione dilaganti non potranno essere arginati.

Ma il 2019 è anche l’anno del Reddito di Cittadinanza, di un po’ di fabbriche che purtroppo chiudono – la Novolegno su tutte – e di tanti successi nel mondo del made in Irpinia, soprattutto del settore enogastronomico. Ma la vera dorsale solida del territorio restano i piccoli imprenditori che, tra mille difficoltà dovute a crisi e burocrazia pressante, vanno avanti, tenendo viva la provincia.

Il 15 febbraio un annuncio importante: il progetto Poema 2 è pronto a decollare. Il nuovo piano degli investimenti della Rete d’imprese che ruota intorno all’eccellenza aerospaziale della Ema di Morra De Sanctis, verrà sottoposto a “Invitalia” per i relativi finanziamenti. Si parte da 40 milioni, con la previsione di 150 nuovi posti di lavoro.

Mezza Irpinia non lavora. E’ la sintesi brutale dei dati del report di “Infodata”, il dataset pubblicato da “Il Sole 24 Ore” il 17 aprile. Fotografa il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni. I paesi irpini sono tutti cerchiati in rosso, colore che indica una media inferiore a quella nazionale.

Il 2019 è stato l'anno dl la grande vertenza “Whirlpool”. L’azienda annuncia un processo di riconversione del sito di Napoli, che prevede la cessione del ramo d’azienda a una società terza. Trema, barcolla l'indotto irpino. Si tratta, segnatamente, degli addetti delle aziende “CelluBlock” di Montoro, che ha circa 35 operai impegnati sulla produzione per Whirlpool; degli operai “Pasell”, con due stabilimenti, a Forino e Montoro, che producono gomma plastica: 69 addetti in tutto. Ed ancora dei lavoratori di “Scame Med”, anche qui con due siti produttivi, dislocati tra Sant’Angelo dei Lombardi (51 addetti) e San Giovanni a Teduccio.Ma il 2019 è stato comunque l'anno del concorsone, con in ballo diecimila posti di lavoro.