Salerno

"In questi tre anni dovevamo affrontare diverse questioni rilevanti. La prima è stata far ripartire gli investimenti per i porti della Campania  tra cui il piano dragaggi, i collegamenti stradali e tutto ciò che è funzionale alla funzionamento dei porti campani; il secondo tema è stato quello di iniziare un percorso di integrazione tra i porti di Napoli e Castellammare da un lato e il porto di Salerno dall’altro. Partito nel 2018,  è un impegno che deve ancora proseguire perché il processo di integrazione richiede tempo. Il terzo tema è stato quello di comprendere che l’integrazione tra il porto e il territorio è un elemento rilevante sia per il traffico passeggeri e sia per quello merci". Il presidente dell'Autorità di Sistema del Tirreno centrale, Pietro Spirito, traccia un bilancio di questi tre anni alla guida dell'Ente dopo la riforma voluta dal Governo di centrosinistra.

"Ragionare, dunque, come sistema portuale, non solo come nodo, ma come rete estesa di connessioni in una logica che consideri la città per il settore passeggeri e i centri logistici per quello merci, è a mio avviso uno dei temi fondamentali  su cui continuare a lavorare", riprende Spirito. Ben consapevole delle difficoltà, che di sicuro non sono poche: "Gli ostacoli sono di natura culturale  perché serve un cambio di mentalità ed anche questo si costruisce in un arco di tempo non breve. Voglio dire che c’è un percorso  di assimilazione culturale di realtà portuali che vengono da storie differenti: il porto di Napoli e il porto di Salerno hanno non solo storie ma anche caratteristiche strutturalmente differenti.  Il processo quindi di armonizzazione è un lavoro che non si può esaurire nell’arco di due anni". Insomma, il percorso è all'inizio ma non ci sono altre alternative secondo il presidente Pietro Spirito.