Nel corso di 0825 (in onda ogni domenica alle 21 su 696 TV) è intervenuto l'ex difensore dell'Avellino, Vincenzo Moretti, che ha innanzitutto commentato il pari per 1-1 dei biancoverdi al “Barbera” contro il Palermo: “Un qualcosa di positivo si sta iniziando a fare, soprattutto nelle ultime partite. A parte i primi quindici minuti credo sia stata una gara ben giocata dall'Avellino. Una volta recuperati tutti gli indisponibili credo che l'Avellino possa essere protagonista in questo campionato, la strada è ancora lunga. È vero che il Bari, in questo momento e in termini di organico ha qualcosa in più, ma c'è ancora da giocare qualche partita del girone di andata e credo che nel girone di ritorno l'Avellino sarà la squadra da battere. Nell'Avellino non vedo un vero leader, fatta eccezione per Di Gaudio che sta facendo veramente bene e anche a Palermo è stato tra i migliori in campo. Il 4-2-3-1 mi ha convinto. Ci sono ampi margini di miglioramento. Una volta che torneranno tutti a disposizione inizierà a essere dura per gli altri”.
La Serie C del passato e del presente: “Il livello della Serie C si è abbassato tantissimo. Quando ho la possibilità seguo molto il campionato di Serie C e non c'è una squadra che gioca a calcio, c'è molta improvvisazione. Quando giocavo io erano campionati di B2. Oggi si pensa al minutaggio per garantirsi introiti, mi sembra che prevalgano discorsi diversi dalla meritocrazia e la qualità ne risente. Non si vede una sovrapposizione, un gioco a tre sulle fasce. Tutto è basato sulle individualità. Lo stesso Bari riesce a vincere grazie ai singoli e non al gioco di squadra”.
Gambe e personalità per arrivare a tagliare lo striscione del traguardo: “La condizione? Non è detto che ci parte forte arriva in fondo. Ad Avellino mi è capitato di chiudere un girone di andata a 41 punti e in quello di ritorno eravamo cotti. Ci ritrovammo a vincere tante partite mettendole sul piano della cattiveria agonistica. Molto lo fa tanto anche la testa”.
Da Moretti a Tito, da Biancolino a Maniero: “Sono felice per Tito, che è riuscito a realizzare il calcio di rigore a Palermo. Penso che Tito possa fare tranquillamente il terzino. Avere campo davanti per correre può esaltare le sue caratteristiche. All'Avellino manca una vera boa lì davanti anche per prendere la palla e far salire la squadra quando c'è bisogno di tirare il fiato. Non si può giocare tutta la partita a mille all'ora. Faccio un esempio? Guardate il Napoli senza Osimhen quanto ha faticato a Salerno. Mi auguro che Maniero possa quanto prima dare il suo supporto alla squadra, l'Avellino ne ha bisogno come il pane”.
Avellino – Taranto, e la mente va al passato: “Di Avellino – Taranto ho un ricordo bellissimo, che credo sia lo stesso di tutta la città e la tifoseria: la famosa punizione all'87', che ci permise di andare in finale playoff con il Foggia, nel 2007, e conquistare la promozione in Serie B. Al Taranto ho fatto tre gol, non solo con la maglia dell'Avellino. Credo di avergli realizzato uno dei gol più belli mai fatti in carriera con la maglia del Martina Franca nella stagione 2002/2003. Quando sentivo Taranto vedevo rosso. Non potrò essere allo stadio, ma l'Avellino è sempre nel mio cuore e lo seguo sempre con un affetto particolare”.