Non vince, ma dimostra grandissimo carattere l'Avellino, che, oggi sì, è sembrato quello sempre col sangue agli occhi di una stagione fa: al “Barbera” 1-1 in rimonta con il Palermo. Risultato naturale conseguenza di una prestazione maiuscola. Prova di carattere che sa davvero di piena svolta: in termini di atteggiamento, gioco e mentalità.
Le distinte ufficiali riservano sorprese tra le file ospiti. Braglia opta per la difesa a 4 preferendo Mastalli a Bove. L'ex capitano della Juve Stabia accusa, però, problemi nel corso del riscaldamento e la contromossa forzata del tecnico di Grosseto è l'adozione del 4-2-3-1 rispetto al 4-3-2-1 inizialmente preparato: Micovschi, che si sarebbe dovuto accomodare in panchina, parte dall'inizio e, con Kanoute e Di Gaudio, da destra verso sinistra, agisce alle spalle dell'unica punta Gagliano, preferito a Plescia. In panchina, per rimanere in tema di sorprese, c'è D'Angelo di cui si attendeva il rientro tra non prima di due settimane. Filippi disegna il Palermo con un 4-3-2-1 con gli ex Giron e Fella titolari.
Dopo una prima fase di studio i rosanero passano in vantaggio sugli sviluppi di un calcio d'angolo guadagnato con tenacia da Giron con una palla strappata dai piedi di Rizzo, schierato da terzino destro. Dall'Oglio mette in mezzo, Silvestri si perde completamente Lancini in marcatura, il difensore non deve neppure staccare per colpire di testa e battere Forte. Al 14' è 1-0. La reazione dei biancoverdi è da applausi: si gioca pressoché a una porta sola per tutto il resto del primo tempo. Al 21' punizione calciata da Tito, Silvestri, osannato con lo striscione “uno di noi” dal pubblico di casa, per l'esultanza a mo' di aquila dopo la rete realizzata al Catania, prova a farsi perdonare con un'inzuccata delle sue, ma non trova lo specchio della porta. Due giri di lancette e Fella incrocia di poco a lato dopo essersi accentrato e portato la palla sul mancino. Poi, fatto salvo per una punizione dai 25 metri calciata da Silipo e deviata oltre la linea di fondo da Forte (31'), solo e soltanto Avellino sulle ali degli indemoniati Kanotue e Di Gaudio. Proprio lui, uno dei cinque palermitani trapiantati all'ombra del Partenio, sale in cattedra. Lo show inizia ubriacando di finte Doda, rientrando sul destro e calciando, ma blocca Pelagotti (25'). Di Gaudio ci riprova trascorsi altri 4 minuti duettando nello stretto con l'esterno d'attacco senegalese e andando al tiro, stavolta in maniera più pericolosa, tanto da costringere l'estremo difensore di casa a distendersi per deviare lateralmente. Di Gaudio non si tiene, migliore per distacco tra i suoi, e ci riprova ancora a cavallo del 35' e del 37': girata al volo alta e clamoroso palo, di testa, a Pelagotti ormai battuto, su inviti di Tito. Ci mette la testa pure Dossena al 40', su ennesima palla al bacio di Tito, palla sporcata in angolo dalla retroguardia siciliana. Si va al riposo sul risultato di 1-0.
Secondo tempo pirotecnico. Si riparte con tre cambi. Valente per l'ammonito De Rose nel Palermo; Matera e Plescia per De Francesco e Gagliano nell'Avellino. Al 53' Plescia scappa via sul filo del fuorigioco, ma getta alle ortiche il contropiede ciabattando la conclusione a tu per tu con Pelagotti. Al 57' ci prova Kanoute mettendoci la testa su cross di Tito, straordinario, ma non trova la porta. Si riparte e Fella va via a Silvestri, ma calcia male. Si riprende a giocare e Doda, già ammonito, affonda Kanoute al limite dell'area di rigore: secondo giallo, Palermo in dieci. Emozioni senza soluzione di continuità: al 60' Matera impegna severamente Pelagotti su punizione, sugli sviluppi del calcio d'angolo altra incornata di Silvestri, centrale. Al 65' ristabilita la parità numerica: Rizzo si aggrappa a Valente per impedirgli di andare in porta e l'arbitro Moriconi estrae il rosso diretto. Finita qui? Niente affatto. Dentro Mignanelli e D'Angelo per Micovschi e Aloi. L'Avellino, schierato nella seconda frazione di gioco col 4-4-2 come il Palermo, spinge proprio con Mignanelli, che calcia a pelo d'erba, bagnata dalla pioggia battente; Pelagotti respinge, Plescia s'avventa sul pallone in spaccata ma becca il palo. Al 76' calcio di rigore per l'Avellino: Peretti scivola, Plescia gli ruba palla e sembra essere agganciato da terra dall'avversario. Il penalty, dubbio, concesso tra le proteste dei locali (il replay chiarisce che si tratta di una chiara simulazione), viene trasformato da Tito con tanto di brivido perché Pelagotti intuisce l'angolo, tocca il pallone, ma non riesce a evitare che termini la sua corsa in fondo alla rete. Pari strameritato per la gioia dei 100, stoici, supporter irpini al seguito della squadra. Le squadre, stremate, duellano fino alla fine, ma il risultato non cambia più: giù il sipario sulla dodicesima giornata del girone C di Serie C, Palermo – Avellino 1-1.
Il tabellino.
Palermo – Avellino 1-1
Marcatori: pt 14' Lancini; st 32' Tito (rig.)
Palermo (4-3-2-1): Pelagotti; Doda, Buttaro, Lancini, Giron; Luperini, De Rose (1' st Valente), Dall'Oglio (30' st Crivello); Silipo (16' st Peretti); Fella (16' st Odjer); Brunori (25' st Soleri). A disp.: Massolo, Marong, Floriano, Marconi, Almici, Corona, Mauthe. All.: Filippi.
Avellino (4-2-3-1): Forte; Rizzo, Dossena, Silvestri (38' st Bove), Tito; Aloi (26' st D'Angelo), De Francesco (1' st Matera); Micovschi (26' st Mignanelli), Kanoute, Di Gaudio; Gagliano (1' st Plescia). A disp.: Pane, Sbraga, Messina, Mastalli. All.: Braglia.
Arbitro: Moriconi della sezione di Roma 2. Assistenti: Lattanzi della sezione di Milano e Ceolin della sezione di Treviso. Quarto Ufficiale: Longo della sezione di Paola.
Note: Espulsi: al 13' st Doda per somma di ammonizioni: al 20' st Rizzo per fallo da ultimo uomo. Ammoniti: De Rose, Dossena, Doda e Fella per gioco falloso; De Simone (vice allenatore Avellino) per proteste; Silvestri e Soleri per reciproche scorrettezze. Angoli: 4-4. Recupero: pt 0', st 4'. Spettatori: 7.689.
