Sul caso calcioscommesse l'Avellino si è sempre dichiarato estraneo. Parte lesa in uno tsunami che ha travolto nuovamente il calcio italiano ed in particolar modo la Serie B. Il 29 giugno scorso, giorno dell'arresto di Antonino Pulvirenti e della venuta a galla di diverse combine e sospetti vari, tra cui la gara tra Catania e Avellino del 29 marzo terminata 1-0 per gli etnei, il presidente biancoverde, Walter Taccone si disse profondamente amareggiato e pronto a "costituirsi parte civile chiedendo danni morali e materiali". (leggi qui)
Con il passare dei giorni la vicenda ha assunto diversi contorni e chiamato in causa personaggi importanti, come Claudio Lotito, vice presidente della Figc, e proprietario di Lazio e Salernitana. In una intercettazione telefonica, l'ex amministratore delegato del Catania, Pablo Cosentino parlando con Pulvirenti, riconosceva a Lotito il merito di aver condizionato il risultato (leggi qui). Ipotesi che poi la successiva attività di indagine non ha confermato. Pulvirenti nei giorni seguenti tenne anche a precisare che le conversazioni con Lotito erano puramente di carattere personale, nel corso delle quali quest'ultimo consigliava l'intervento di una maga per risolvere questioni private. (leggi qui)
E arriviamo ad oggi. Pulvirenti nell'interrogatorio fiume, durato sei ore, tenuto lunedì scorso, ha ribadito di aver combinato cinque incontri (Latina, Livorno, Ternana, Trapani e Varese), di aver comprato diversi calciatori avversari, ma di non aver truccato la gara tra il Catania e l'Avellino (leggi qui). Di opinione completamente opposta il Procuratore Federale della Figc, Stefano Palazzi che ieri ha proceduto ad emanare i primi cinque deferimenti per responsabilità diretta nei confronti del Catania (anche responsabilità oggettiva), di Pulvirenti, di Cosentino, di Arbotti e di Di Luzio, inserendo nuovamente Catania-Avellino nel novero delle sei gare truccate per consentire agli etnei di raggiungere la salvezza.
Nel comunicato stampa FIGC, pubblicato sul sito della Federazione, si fa chiaro riferimento alla gara Catania-Avellino. Come si legge, Pulvirenti, Cosentino, Arbotti e Di Luzio, con il coinvolgimento dell'ex diesse Delli Carri, avrebbero offerto e promesso "denaro o altra utilità o vantaggio ovvero compiendo altri atti fraudolenti volti al medesimo scopo e comunque contattando a tale fine calciatori dell’Avellino allo stato non identificati o in corso di compiuto accertamento o nei cui confronti sono in corso ulteriori indagini penali, con la conseguente accettazione o accoglimento della promessa da parte di questi ultimi e, comunque, con la partecipazione degli stessi all’attività finalizzata allo scopo di seguito descritto, al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente il corretto e leale svolgimento della competizione sportiva, favorendo la vittoria della squadra del Catania ai danni di quella dell’Avellino". (leggi qui)
Palazzi è convinto: il Catania ha comprato la partita, coinvolgendo uno o più calciatori dell'Avellino che avrebbero accettato denaro o altra utilità o vantaggio, al fine di favorire la vittoria del Catania. In attesa dei deferimenti (domani dovrebbero arrivare quelli del caso Teramo e nei prossimi giorni tutti gli altri), l'Avellino e la città di Avellino si interrogano: chi calciatore è coinvolto nel caso Catania? E soprattutto, cosa rischierebbe l'Avellino nel caso in cui dovesse essere accertato il coinvolgimento di tesserati biancoverdi nella combine?
In tal caso si potrebbe parlare di responsabilità oggettiva o di omessa denuncia. Nella prima ipotesi l'Avellino rischierebbe una penalizzazione che potrebbe variare dall'1 ai 3 punti. Nel caso di omessa denuncia, la società biancoverde potrebbe cavarsela anche solo con un'ammenda. Ovviamente sono ipotesi che l'Avellino e i suoi tifosi sentono ancora di poter scongiurare. Nel frattempo restano alla finestra. Palazzi studia il caso e deciderà a breve.
Carmine Roca