Avellino

 

"Ancora una volta i dati del commercio in Irpinia restituiscono una situazione di difficoltà per il settore. Anche il bilancio dello scorso anno infatti chiude in rosso. E nemmeno il Natale è riuscito a dare quella spinta propulsiva che solitamente si registra".

Ad affermarlo è Giuseppe Marinelli, presidente provinciale di Confesercenti Avellino.

"In linea con la tendenza nazionale - prosegue il numero uno dell’associazione di categoria - e con il peso di fragilità aggiuntive, i dati Istat ci dicono che nella nostra provincia per il quarto anno consecutivo si spende di più, per acquistare di meno. Nel corso dei 365 giorni cioè, a fronte di contenuti incrementi in valore, dovuti all’inflazione e all’aumento dei prezzi, corrisponde un evidente calo in volume dei prodotti acquistati dalle famiglie. A dicembre addirittura si è registrato un calo sia in valore che in volume, che si è attestato intorno all’1%, rispetto al mese di novembre, che aveva fatto registrare un rialzo rispetto al trimestre precedente.

Un finale in frenata, sia per i generi alimentari che per i non alimentari, per un anno che non ha portato la ripresa sperata per le imprese, soprattutto per i negozi di vicinato.

A pesare sul risultato del mese di dicembre hanno contribuito l’effetto Black Friday, che ha anticipato una parte degli acquisti natalizi, e il cattivo tempo che ha caratterizzato gli ultimi giorni prima del 25.

La composizione del carrello della spesa dei non alimentari resta orientata a beni essenziali: tengono farmaci e cura della persona, mentre arretrano di più le voci rinviabili, come calzature e utensileria per la casa. Sul fronte degli alimentari, invece, pesa l’effetto prezzi, che svuota i portafogli e i carrelli delle famiglie.

Dalle stime di Confesercenti - conclude Marinelli - si prospetta un 2026 altrettanto tiepido, con il preoccupante segnale dell’innalzamento del tasso di inflazione già registrato a gennaio, che riguarda soprattutto le spese incomprimibili, che incidono in misura maggiore sui bilanci delle famiglie e che non possono essere rinviate o ridotte, come gli alimentari e l’energia.

Un problema che riguarda ovviamente innanzitutto le fasce a basso reddito e che si scarica sulle imprese della distribuzione, in particolare quelle più piccole, con margini che si assottigliano tra volumi in calo, promozioni aggressive e competizione crescente tra canali. Una situazione che tra il 2022 e il 2025 ha determinato un crollo nel volume delle vendite per le piccole superfici dell’11%".