Il 2025 è stato il primo anno in cui la produzione elettrica da fonti rinnovabili di energia (Fer) ha superato quella da fonti fossili.

L’analisi dell’Europea Electricity Review tuttavia evidenzia come l’Italia invece sia ancora sbilanciata sul gas, motivo per il quale abbiamo le bollette più care (!!), e in ritardo sulle Fer.

Solo eolico e fotovoltaico hanno generato nel 2025 il 30% dell’energia contro il 29% delle fossili, mentre le Fer tutte hanno raggiunto il 48%, ma l’Italia e la Germania restano in balia degli alti costi del gas che ne influenzano negativamente il costo delle bollette.

Infatti oramai eolico e fotovoltaico consentono di avere costi significativamente inferiori rispetto alla produzione da fossili, oltre a garantire stabilità di approvvigionamento, risposta ai mutamenti climatici che anche in questi giorni stiamo vivendo sulla nostra pelle, e ovviamente alla necessaria riduzione dell’inquinamento atmosferico che vede l’Italia tra le prime colpite in Europa.

Quindi il precorso verso la decarbonizzazione del sistema elettrico procede velocemente ed efficacemente in Europa garantendo sempre più indipendenza energetica al vecchio continente, costi bassi e stabili dell’energia elettrica e benefici ambientali e climatici.

E l’Italia? Purtroppo l’Italia nel 2025 ha rallentato, incredibilmente, la crescita di energia prodotta dalle Fer e questo è doppiamente grave poiché la tendenza doveva essere di ulteriore crescita quindi il divario diventa doppio e difficile da recuperare. I motivi? I ritardi nell’attuazione delle direttive europee, manca ancora il decreto Fer X che deve definire le procedure di asta per le Fer dal 2026 al 2030 (!) e il Fer2 per le aste delle rinnovabili non ancora tecnologicamente mature.

I passi indietro sulle semplificazioni amministrative con il nuovo decreto aree idonee che compromette alcuni procedimenti in corso e soprattutto castra quelli nuovi.

I rischi del DL bollette dove si paventano azioni retroattive e una riorganizzazione delle connessioni che rischia di bloccare tutto per alcuni anni a venire…il tutto in un contesto nel quale un procedimento autorizzativo che dovrebbe durare meno di 2 anni nella realtà ne dura 3 per il fotovoltaico e addirittura oltre 5 per l’eolico!!!

 Se in questo contesto già di per sé non ideale, mettiamo una dose di disinformazione il quadro si complica ulteriormente. Basti guardare il servizio andato in onda ieri sera al Tg5 per capire di che si parla, infatti parlando di tre progetti eolici in tre regioni diverse, viene detto che gli stessi avrebbero distrutto una montagna, una comunità e tutto l’ambiente circostante, che si sarebbe perso il paesaggio e la possibilità di fare la transumanza oltre ad avanzare dubbi sugli ancoraggi di quello off-shore.

Premettendo che sarebbe bastato chiedere ad un qualsiasi esperto di fornire elementi oggettivi sulle catastrofiche rappresentazioni date, l’Anev chiarisce come tutti i progetti eolici, compresi quelli richiamati, debbano procedere attraverso processi amministrativi che ne certifichino la compatibilità con il territorio, il paesaggio, l’ambiente, i beni culturali ecc. affrontando lunghe e complesse procedure di valutazione di impatto ambientale che impongono, in casi di impatti del progetto rispetto a elementi da tutelare, modifiche allo stesso onde scongiurare ogni tipo di impatto.

Nello specifico poi è vero il contrario e cioè che le norme internazionali, comunitarie e nazionali spingono il nostro Paese verso la decarbonizzazione del sistema elettrico tramite la crescita delle rinnovabili e dell’eolico proprio perché solo l’aumento della produzione di energia rinnovabile può invertire i mutamenti climatici in corso e quindi combattere la perdita di paesaggio, ambiente e territorio, oltre che della biodiversità.

Il paesaggio non è immutabile e le minacce più rilevanti oggi non derivano dall’eolico, ma dagli effetti concreti del cambiamento climatico e dall’abbandono delle aree interne. Ignorare questo contesto rende il dibattito sulla tutela paesaggistica incompleto. Affrontare la questione energetica significa anche assumersi la responsabilità di proteggere il territorio e la biodiversità nel medio e lungo periodo.

L’Anev sottolinea come sia indispensabile una azione di coordinamento delle politiche di supporto alla transizione energetica che vedano anche una campagna per la corretta informazione sui temi energetici e un maggiore diritto di tribuna per gli esperti del settore che possano contribuire ad una informazione più responsabile e un dibattito fondato sui dati, valutazioni tecniche e sulla complessità delle decisioni in gioco.

Stiamo decidendo il futuro del nostro Paese e dobbiamo farlo sulla base di elementi concreti per garantire all’Italia un futuro di indipendenza energetica, disponibilità di energia a basso costo e risposte ambientali e ai mutamenti climatici in corso.