Napoli

Il lavoro continua a rappresentare uno dei principali indicatori delle diseguaglianze sociali ed economiche. Nei Paesi del G20, il diritto all’occupazione non si distribuisce in modo uniforme tra uomini e donne e l’Italia – con particolare evidenza nel Mezzogiorno e in Campania – resta tra i contesti in cui il divario di genere è più marcato. In diverse regioni meridionali, tra cui la Campania, i tassi di inattività femminile risultano superiori a quelli di occupazione anche al netto delle donne fuori dal mercato del lavoro per motivi di studio, segnalando una fragilità strutturale del sistema occupazionale locale.

Tra le donne tra i 25 e i 34 anni, i motivi familiari rappresentano la principale causa di inattività: nel Mezzogiorno riguardano il 38,4% delle giovani, contro percentuali molto più basse tra gli uomini. Il divario nei tassi di occupazione tra i generi supera spesso i 25 punti percentuali, confermando una distanza che appare difficile da colmare senza interventi mirati. La diffusione del lavoro part-time contribuisce ulteriormente ad accentuare le differenze: le donne lavorano con orari ridotti molto più degli uomini, ma spesso non per scelta. In Italia una lavoratrice part-time su due sarebbe disponibile a lavorare a tempo pieno e nel Mezzogiorno il fenomeno assume dimensioni ancora più rilevanti, coinvolgendo oltre il 60% delle occupate.

Il part-time femminile si concentra soprattutto nei settori del turismo e della ristorazione, nei servizi alle imprese e alle persone e nel commercio, comparti caratterizzati da forte femminilizzazione e livelli salariali generalmente più bassi. A questo si aggiungono contratti a termine e discontinuità lavorativa che contribuiscono a mantenere molte donne nelle fasce di reddito più basse: oltre il 60% dei lavoratori con contratti temporanei e redditi inferiori ai 10mila euro annui è di sesso femminile. La combinazione tra precarietà occupazionale, disparità salariali e carichi familiari ancora fortemente sbilanciati continua a incidere sulle opportunità di partecipazione al mercato del lavoro.

Nonostante le difficoltà, il tessuto imprenditoriale femminile rappresenta un elemento dinamico dell’economia italiana e meridionale. Una quota significativa delle imprese guidate da donne si concentra proprio nel Sud, con segnali di crescita anche in Campania. Queste realtà mostrano una maggiore incidenza di occupazione femminile rispetto alle imprese non guidate da donne e registrano incrementi importanti nei settori innovativi, come l’ICT e le professioni tecniche. Si tratta di un potenziale che potrebbe contribuire a rafforzare il tessuto produttivo locale se sostenuto da politiche adeguate.

Un ulteriore elemento di riflessione riguarda il livello di istruzione: tra i giovani adulti nei Paesi del G20 la quota di laureate supera quella dei laureati. In Italia la percentuale femminile resta comunque più alta rispetto a quella maschile, ma nel Mezzogiorno scende sotto la media nazionale. Il capitale umano femminile appare dunque più qualificato, ma il sistema economico e sociale non riesce ancora a trasformare pienamente questo patrimonio in opportunità concrete. Per la Campania la sfida passa attraverso il rafforzamento del welfare territoriale, dei servizi per l’infanzia e delle politiche attive del lavoro, strumenti fondamentali per favorire l’occupazione stabile e ridurre un divario che continua a rappresentare uno dei principali fattori di disuguaglianza.