Aversa

Un passo atteso da anni e carico di significato per la comunità campana. La Diocesi di Aversa ha avviato ufficialmente l’iter canonico per il riconoscimento del martirio di don Peppe Diana, il sacerdote ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994 a Casal di Principe. L’annuncio è stato dato dal vescovo Angelo Spinillo durante una celebrazione nella parrocchia di San Nicola di Bari, nel 32esimo anniversario dell’omicidio.

Il percorso verso il martirio

L’obiettivo dell’inchiesta è il riconoscimento del martirio “in odium fidei”, ovvero per odio verso la fede. Secondo la Diocesi, l’impegno di don Diana contro la camorra non può essere ridotto a un gesto civile o sociale, ma rappresenta l’espressione diretta della sua missione sacerdotale. Una posizione in linea con il magistero di Papa Francesco, che negli ultimi anni ha più volte sottolineato il valore della testimonianza cristiana fino al sacrificio estremo. A differenza dei tentativi precedenti, limitati a raccolte documentali, questa volta si tratta di un procedimento ufficiale della Chiesa, con valore canonico.

I passaggi e il ruolo del Vaticano

L’iter ha già compiuto alcuni passaggi fondamentali. La Conferenza episcopale campana ha espresso il proprio nulla osta lo scorso settembre, riconoscendo l’opportunità di avviare il procedimento. Successivamente, la Diocesi ha inoltrato la richiesta al Dicastero delle Cause dei Santi, da cui si attende ora l’autorizzazione definitiva per la pubblicazione dell’editto ufficiale. Una volta ottenuto il via libera, verrà istituito un tribunale ecclesiastico che raccoglierà testimonianze e documenti sulla vita, le virtù e la fama di santità del sacerdote, con il supporto del postulatore Paolo Vilotta.

Una memoria che diventa causa ecclesiale

Promotori della causa sono la Diocesi di Aversa e l’associazione dei familiari e amici di don Diana, espressione di una comunità che negli anni ha continuato a riconoscere nel sacerdote un simbolo di fede e riscatto. Il vescovo Spinillo, che all’inizio del suo mandato si recò sulla tomba del sacerdote, ha sottolineato il valore spirituale di questo percorso, che va oltre la memoria civile.

La figura di don Diana continua infatti a rappresentare un punto di riferimento per legalità, giustizia e testimonianza cristiana in un territorio segnato dalla presenza della criminalità organizzata.

Le prospettive

Il riconoscimento del martirio potrebbe rappresentare un passaggio decisivo verso una futura beatificazione. Tutto dipenderà ora dal via libera della Santa Sede e dall’esito dell’inchiesta diocesana.

Un cammino che, come sottolinea la Diocesi, nasce da una “fama di santità” sempre più diffusa e radicata nel tempo.