Si è conclusa ieri sera alle 19 l'odissea dei passeggeri rimasti bloccati alla stazione di Ariano Irpino, a causa del blocco dei collegamenti ferroviari verso la Puglia dovuti al rischio esondazione del fiume Cervaro nel territorio di Bovino.
I primi 420 tra non poche difficoltà e disorganizzazione solo dopo le 16 sono riusciti a raggiungere Foggia con bus sostitutivi, scaglionati in due partenze divise a metà. Altre 300 persone, sono arrivate invece dalla Puglia ad Ariano Irpino, per essere poi trasferite a loro volta a Roma a bordo del treno freccia argento rimasto fermo in mattinata su binari della stazione arianese.
Costretti a rimanere sulla banchina al freddo e sotto la pioggia come bestie senza la possibilità di poter salire su quel treno frecciargento fermo. Motivo? "Vi era solo il macchinista e mancava il capotreno. Non ci è stata data la possibilità neppure di recarci in bagno. E i servizi igienici nella stazione erano chiusi".
Gli agenti della polizia municipale con il comandante Angelo Bruno, personalmente sul posto, insieme al gruppo comunale di protezione civile sono stati gli unici ad offrire loro assistenza, a distribuire bottiglie di acqua e a scortare i bus verso la statale 90. Il resto è un primo aprile amaro, da dimenticare.
Nel pomeriggio è giunto in stazione il parroco don Marco Ulto, che è anche direttore della Caritas diocesana, il quale ha invitato i passeggeri a raggiungere nell'eventualità la vicina chiesa per trovare riparo e di poter usufruire dei bagni.
L'amarezza nelle sue parole: "E' stata scritta una pessima pagina. La stazione ferroviaria di Ariano Irpino, terra di nessuno. Non può essere tenuta in questo stato. Non chiediamo un bar ma almeno i bagni pubblici. Emergenze del genere possono verificarsi da un momento all'altro. Occorre quindi garantire i servizi basilari. Questa gente è stata abbandonata al proprio destino. E' assurdo. Ariano è ancora una stazione, non lo dimentichiamo e come tale va rispettata".