Un’anomalia nelle Certificazioni uniche rischia di trasformarsi in un problema concreto per migliaia di contribuenti italiani. A lanciare l’allarme è la CGIL, che il 21 aprile ha scritto al Ministero dell'Economia e delle Finanze senza ricevere risposta.

Errore nei dati fiscali

Secondo quanto segnalato dal sindacato, numerose Certificazioni uniche 2026 sarebbero state rilasciate con dati errati o incompleti, in particolare sulla natura dei redditi da lavoro dipendente. Un’informazione decisiva per calcolare correttamente benefici come la cosiddetta somma aggiuntiva o le detrazioni previste dalla normativa vigente. bA firmare la denuncia sono il segretario confederale Christian Ferrari e la presidente del Consorzio nazionale Caaf Cgil Monica Iviglia, che parlano di una situazione diffusa emersa dal monitoraggio dei centri di assistenza fiscale sul territorio.

Le conseguenze sul modello 730

Il rischio concreto è che questi errori si riflettano direttamente nel modello 730 precompilato, pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Se i dati di partenza risultano sbagliati, il sistema non consente di recuperare in dichiarazione i benefici fiscali spettanti. Tra i soggetti coinvolti figurano casse edili, amministrazioni pubbliche e imprese private che avrebbero classificato in modo errato i redditi, escludendoli da quelli previsti dalla normativa fiscale di riferimento.

La richiesta al governo

La Cgil ha chiesto un intervento urgente per sollecitare la correzione delle certificazioni e una comunicazione ufficiale ai sostituti d’imposta. Proposta anche l’esclusione dalle sanzioni per chi procederà alla rettifica. Secondo il sindacato, il tempo stringe. La dichiarazione precompilata è ormai disponibile nei cassetti fiscali dei cittadini e potrebbe già contenere dati non corretti.

Pressione sul Mef

«Un intervento tempestivo è l’unica via per evitare un danno economico ai lavoratori», sottolineano Ferrari e Iviglia, chiedendo al ministero di aggiornare i flussi informativi e garantire che i dati riflettano la reale situazione reddituale. Il silenzio del Mef, a poche ore dall’avvio della campagna fiscale, alimenta le preoccupazioni su un possibile impatto diffuso.