Avellino

Primo Maggio ad Avellino, la Cgil non festeggia: «Fabbriche che chiudono, 24 lavoratori Acs senza futuro dal 30 giugno. Serve un tavolo di crisi permanente in Regione». osì i referenti del sindacato che stamane hanno incontrato cittadini e rappresentati di aziende ed enti per fare il punto sulal crisi che avanza e la fuga inesorabile dei giovani da questa provincia. 

Italia D'Acierno, segretaria provinciale Cgil, ha aperto senza fronzoli: «Il Primo Maggio è la festa dei lavoratori e delle lavoratrici. In un tempo dominato da precariato e vertenze, si fa fatica a parlare di festa, ma oggi più che mai è necessario parlare di lavoro e della realtà difficile che vive la nostra provincia. Noi non ci arrendiamo».

Dal palco, Silvia Curcio, Rsu della Menarini, ha messo in fila i nomi e i numeri. L'ex Arcelor: multinazionale arrivata, prodotto, andata. Trentadue lavoratori rimasti sul marciapiede. La FMA: quattrocento posti in meno, tutti giovani, nessuno sostituito. «Le industrie manifatturiere sono tutte in crisi, soprattutto le grandi aziende», ha detto. «Le vediamo solo durante i grandi eventi, e subito dopo è come se il problema non esistesse». Il problema sono le persone. Le persone restano. Le aziende no.

La Cgil chiede alla Regione Campania un tavolo di crisi permanente, con sindacati e lavoratori seduti intorno. Non uno sportello. Non una task force. Un luogo fisso dove le vertenze non spariscano nel silenzio dei comunicati stampa.