Avellino

L’ex stabilimento Isochimica di Pianodardine, ad Avellino, può trasformarsi da simbolo della crisi industriale italiana a grande occasione di rilancio tecnologico e produttivo per il Mezzogiorno. È questa la prospettiva che emerge dal dibattito nazionale sulla reindustrializzazione promosso da Airi, l’Associazione italiana per la ricerca industriale, che nei giorni scorsi ha rilanciato il tema della riconversione delle aree produttive dismesse come leva strategica per la competitività europea. L’idea nasce da una considerazione semplice: luoghi che per anni hanno rappresentato emergenze ambientali, abbandono e perdita di lavoro possono diventare nuovi poli di innovazione, ricerca applicata e sviluppo industriale avanzato.

Nel caso di Pianodardine, il valore simbolico è ancora più forte. L’ex Isochimica resta una delle pagine più drammatiche dell’industrializzazione italiana, legata alla lavorazione dell’amianto e alle conseguenze sanitarie che hanno segnato intere generazioni di lavoratori e famiglie irpine.

Da sito contaminato a hub tecnologico

La sfida, oggi, potrebbe essere quella di immaginare un utilizzo completamente diverso dell’area: un hub dedicato alla ricerca industriale, alla transizione ecologica, all’intelligenza artificiale applicata alla manifattura e alle tecnologie green. Secondo il presidente di Airi, Andrea Bairati, le riconversioni industriali possono diventare “nuovi poli di innovazione, occupazione qualificata e sviluppo”. Un concetto che si adatta perfettamente al caso di Avellino, territorio che negli ultimi anni ha subito un progressivo indebolimento del proprio tessuto produttivo.

L’ex Isochimica potrebbe ospitare laboratori di ricerca, startup tecnologiche, centri per la formazione avanzata, incubatori d’impresa e progetti legati all’economia circolare. Un modello capace di connettere università, imprese e istituzioni, creando nuove competenze e occupazione qualificata.

La posizione strategica dell’area industriale di Pianodardine, vicina ai collegamenti autostradali e al sistema logistico campano, rappresenta inoltre un elemento favorevole per attrarre investimenti nazionali ed europei.

L’Irpinia e il rischio desertificazione

Il tema si inserisce nel più ampio problema della desertificazione industriale che interessa molte aree interne italiane. In Irpinia, la perdita di capacità produttiva e il calo demografico hanno progressivamente ridotto competitività e opportunità lavorative. Per questo la riconversione dell’ex Isochimica potrebbe assumere un valore non soltanto economico, ma anche sociale e culturale. Non più soltanto bonifica e memoria, ma rigenerazione produttiva e innovazione territoriale.

Durante la Giornata per l’innovazione industriale 2026, il presidente di Meccano, Gaetano Casalaina, ha sottolineato come oggi la vera sfida sia costruire “territori capaci di utilizzare l’innovazione”, attraverso reti tra imprese, università, ricerca e finanza. Un principio che potrebbe diventare la base di un nuovo progetto industriale per Avellino: trasformare una delle più grandi ferite industriali del Sud in una piattaforma europea dedicata alle tecnologie del futuro.

Una sfida politica e industriale

La realizzazione di un progetto di questa portata richiederebbe una regia condivisa tra Governo, Regione Campania, Comune di Avellino, università e sistema produttivo. Fondamentali sarebbero anche le risorse europee dedicate alla transizione industriale, alla sostenibilità ambientale e all’autonomia tecnologica dell’Europa. L’ex Isochimica potrebbe così diventare un caso pilota nazionale: non più soltanto luogo del dolore e della memoria operaia, ma simbolo concreto di una nuova stagione industriale per il Mezzogiorno.