E' stata temporaneamente deposta in una "Conservation Softbox" senza ossigeno, azoto e con l'umidità relativa controllata la mummia di Maria Macrina Grillo, la suora laica nobildonna morta a 26 anni e sepolta nella chiesa dell'immacolata di Prata Principato Ultra in Irpinia, quasi 200 anni. Esperti e responsabili della Soprintendenza della diocesi e dell'Istituto degli studi delle Mummie hanno pulito e messo in sicurezza l'importante reperto riaffiorato incredibilmente intatto durante i lavori di restauro della chiesa in provincia di Avellino.
Fiori e rosario di perle di vetro tra le dita
Abiti eleganti, calzari in stoffa fiori e perle di vetro adornano la mummia della giovane donna, dedita alle opere di carità, amata e cara alla pietà popolare. "Si tratta di una mummia di origine naturale - spiega il dottore Marco Samadelli dell’Eurac Research - Institute for Mummy Studies -. Non è stata preparata artificialmente la mummia, che si è conservata grazie alle condizioni ambientali offerte dalla chiesa, nel luogo in cui era stata deposta quasi duecento anni fa. Il basso livello di umidità relativa e il fatto che fosse sigillata all’interno di un’intercapedine del muro, sono state le codizione che hanno impedito lo sviluppo di attività microbiche che avrebbero potuto causare il deterioramento della mummia. Durante le fasi di restauro dell’edificio è emerso anche che la mummia, essendo leggermente sollevata rispetto al piano di calpestio, non è stata raggiunta dall’umidità presente nella chiesa. Sono state queste le condizioni principali che ne hanno permesso la conservazione".
Il ritrovamento, la mummia conservata sotto l'abside della chiesa
"Maria Macrina Grillo era una giovane donna di ventisei anni, appartenente a una famiglia nobile - spiega l'esperto -. Dopo la morte aveva ricevuto un trattamento particolare. Era stata vestita con cura, adornata con corone di fiori e accompagnata da un mazzo di fiori. Gli elementi floreali sono molto colorati e realizzati in seta. Al collo Maria Macrina portava una croce in legno e metallo e nella mano sinistra era stato collocato un rosario di perle vitree. Si trattava di una persona profondamente devota e la preparazione del corpo rifletteva questa condizione. È stato inoltre rinvenuto un ritratto di Maria Martina Grillo realizzato quando era in vita, che corrisponde in modo preciso all’ultima vestizione documentata all’interno della chiesa.
Il recupero e lemisure adottate subito dopo il ritrovamento
"Siamo intervenuti rapidamente, anche grazie alla Soprintendenza che ci ha contattati immediatamente - spiega il dottore Marco Samadelli dell’Eurac Research - Institute for Mummy Studies. Dopo il recupero il reperto è stato messo in sicurezza, quindi pulito e inserito in un contenitore progettato nei nostri laboratori di ricerca, denominato Conservation Softbox. All’interno sono stati riprodotti parametri fondamentali per la conservazione, in particolare umidità relativa controllata e assenza di ossigeno. In questo momento il reperto si trova in un ambiente privo di ossigeno, con azoto in concentrazione totale, condizione che blocca la possibile attività microbica aerobica. L’umidità relativa è mantenuta stabile al cinquantotto per cento.
La deposizione di Maria Macrina Grillo
"Il reperto è stato trasferito al Museo della Diocesi di Avellino. I parametri interni del contenitore e quelli dell’ambiente museale vengono costantemente monitorati. Si attende la stabilizzazione del processo conservativo, che richiede alcune settimane, per verificare l’eventuale presenza residua di insetti, uova o larve e la loro completa inattivazione. Successivamente verrà affidato a restauratori specializzati e preparato per una possibile futura collocazione espositiva nella chiesa di provenienza, nell’abside, all’interno di una vetrina appositamente progettata. Il percorso è ancora in fase intermedia, con monitoraggi continui e condizioni ambientali sotto controllo.".
(Per le immagini: "Credits foto ©Diocesi Avellino/Eurac Research/M. Samadelli".)