Flumeri

Un limbo industriale che sembra non avere fine, tra commesse agli sgoccioli e ammortizzatori sociali che si allungano. La vertenza della Menarini di Flumeri si conferma una delle spine più dolorose nel fianco dell'economia irpina. L'ultimo tavolo tra la direzione aziendale, rappresentata dai dottori Civitillo e Sammarco, e i sindacati di categoria (Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Uglm) ha fotografato una realtà rigida: lo stabilimento della Valle Ufita viaggia a scartamento ridotto e il futuro immediato è tutt'altro che blindato.

I numeri della crisi: commesse in esaurimento e nuova Cigo

I dati produttivi presentati dall'azienda parlano chiaro. Nel portafoglio ordini dell'impianto restano da completare soltanto 80 autobus: 69 destinati alla flotta di Torino e 11 per l'Emilia-Romagna. Una boccata d'ossigeno insufficiente a garantire la piena attività del sito, tanto da costringere i vertici societari a ufficializzare il ricorso ad altre 9 settimane di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria.

Il rientro in fabbrica delle tute blu avverrà con il contagocce, con una gradualità che dovrebbe completarsi entro il 24 ottobre. Tuttavia, le sigle sindacali denunciano una forte discontinuità nei flussi di lavoro, un'altalena occupazionale che logora la serenità di centinaia di famiglie. Il vero nodo della crisi emergerà nell'ultimo trimestre dell'anno: la stessa azienda ha ammesso che i volumi attuali non basteranno a saturare la forza lavoro nel periodo compreso tra ottobre e dicembre.

Lo stallo istituzionale e il "gioco del cerino" tra Roma e Napoli

La cassa integrazione tampona l'emergenza, ma non pianifica il domani.  Le parti sociali puntano il dito contro il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, colpevole di continuare a rinviare la convocazione del tavolo istituzionale d'emergenza richiesto da mesi.

In questo scenario di attesa, definito "inaccettabile" dai rappresentanti dei lavoratori, si inserisce anche il ruolo della Regione Campania. A Palazzo Santa Lucia viene chiesto di abbandonare la prudenza e di assumere una cabina di regia strategica, agganciando il destino dello stabilimento irpino ai piani regionali di rinnovo del trasporto pubblico locale e di sostituzione dei mezzi obsoleti. Il rischio, sempre più concreto, è quello del classico "gioco del cerino", in cui il rimpallo di responsabilità tra Governo centrale e amministrazione regionale finisce per bruciare un patrimonio industriale d'eccellenza.

Il fattore Ufita: un presidio industriale da difendere

La partita della Menarini supera i cancelli di Flumeri. In un territorio, quello della provincia di Avellino, già fortemente penalizzato dallo spopolamento e dalla desertificazione industriale, la fabbrica di autobus rappresenta l'ultimo vero baluardo della manifattura pesante e delle competenze ingegneristiche e operaie.

Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Uglm ricordano come i lavoratori abbiano sempre dimostrato responsabilità e flessibilità dinanzi alle transizioni societarie. Ora la palla passa alla politica e al management. Senza un piano industriale di lungo respiro, supportato da investimenti pubblici e coordinamento istituzionale, la transizione verso la mobilità sostenibile rischia di trasformarsi, per l'Irpinia, nell'ennesima occasione mancata.