Le aggressioni contro il personale sanitario continuano ad aumentare e anche il Sannio non è immune da un fenomeno che, ormai, ha assunto i contorni di una vera emergenza nazionale. A lanciare l'allarme è il presidente dell'Ordine dei Medici di Benevento, Luca Milano, che richiama l'attenzione sulla necessità di un cambio di passo, non solo sul fronte della sicurezza ma anche su quello culturale.
Le sue parole arrivano a poche settimane dall'ennesimo episodio registrato al pronto soccorso dell'ospedale San Pio di Benevento. Un 28enne di nazionalità libica, giunto in ospedale per una ferita alla mano, è stato arrestato dopo aver aggredito con una testata una guardia giurata intervenuta per invitarlo a mantenere la calma.
Un episodio che ha riacceso il dibattito sulla sicurezza negli ospedali e sulla necessità di rafforzare i servizi di vigilanza.
"Purtroppo il fenomeno delle aggressioni contro gli operatori sanitari è in continua crescita su tutto il territorio nazionale", spiega Milano. "I dati dell'Osservatorio nazionale del 2025 parlano di circa 18mila aggressioni denunciate, ma il numero reale è certamente più alto perché moltissime, soprattutto quelle verbali, non vengono segnalate. Ed è un errore gravissimo".
Il presidente dell'Ordine invita i professionisti della sanità a denunciare ogni episodio. "Anche il prefetto ci ha ribadito che è fondamentale denunciare tutte le aggressioni, anche quelle verbali, per far emergere il fenomeno nella sua reale dimensione".
Le aree maggiormente esposte restano quelle dell'emergenza-urgenza, i pronto soccorso e i servizi di salute mentale, dove tensione, tempi di attesa e situazioni cliniche particolarmente delicate possono trasformarsi in episodi di violenza.
Per questo l'Ordine dei Medici di Benevento ha avviato negli ultimi anni una serie di iniziative. "Abbiamo istituito una commissione specifica sulle violenze contro gli operatori sanitari, promosso campagne di sensibilizzazione come 'Il nemico non è il medico ma la malattia' e 'Io ti curo', coinvolgendo tutti gli operatori in un video destinato ai cittadini. Stiamo inoltre lavorando insieme a Prefetto, Questore, sindaco, Presidente del Tribunale per i diritti del malato e management delle aziende sanitarie".
Accanto alla sensibilizzazione, anche la formazione. "L'anno scorso abbiamo organizzato corsi gratuiti per comprendere le dinamiche che portano alle aggressioni. Quest'anno abbiamo puntato sulla comunicazione, con un percorso dedicato alla 'biologia della gentilezza'. La comunicazione è uno degli strumenti più importanti per prevenire l'escalation dei conflitti".
Secondo Milano, tuttavia, non bastano le misure organizzative. "Serve un impegno culturale nazionale a 360 gradi. Difendere gli operatori sanitari non significa tutelare una categoria, ma garantire il diritto alla salute dei cittadini".
Il concetto è chiaro: la sicurezza dei professionisti coincide con quella dei pazienti. "Lavorare in sicurezza non è un privilegio, è un diritto. Se un medico, durante un'emergenza, deve preoccuparsi prima della propria incolumità e poi del paziente, inevitabilmente la qualità dell'assistenza ne risente".
Da qui il richiamo anche alla campagna della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, "Curare senza paura". "Non è soltanto uno slogan. Significa mettere medici, infermieri e tutti gli operatori nelle condizioni di lavorare con serenità, competenza e autonomia".
Infine un messaggio che va oltre la cronaca. "Ogni violenza contro un operatore sanitario è uno schiaffo alla Costituzione, perché chi lavora negli ospedali garantisce concretamente il diritto alla salute previsto dall'articolo 32. Noi curiamo le persone, senza chiedere chi siano o da dove vengano. Per farlo al meglio abbiamo bisogno di sicurezza, tranquillità e rispetto".