C'erano già dei contrasti sulla gestione del ristorante, e vabbè. Può capitare, non è la prima volta e non sarà l'ultima. Ma ne erano sorti altri anche sul destino di un'attività, di cui erano tutti soci allo stesso modo, molto conosciuta non solo nella zona. Potrebbe essere questa la chiave di interpretazione di ciò che è accaduto ad Apice. Gianni, Franco e Donato Licciardi. Tre fratelli. Il primo avrebbe sparato con una pistola calibro 9 contro gli altri e poi avrebbe messo fine anche alla sua vita. Tre famiglie distrutte dal dolore.
Una tragedia dalle proporzioni spaventose, l'ennesimo dramma in una provincia che ne ha già fatto registrare altri in questa estate rovente. Le indagini del pm Carmine Pignatiello e dei carabinieri dovranno riavvolgere il nastro di un duplice omicidio e di un suicidio che hanno sconvolto l'opinione pubblica. Secondo una prima, e inevitabilmente sommaria ricostruzione, pare che Gianni fosse stato nell'ultimo periodo assorbito da un problema familiare che lo aveva comprensibilmente incupito e ne aveva anche determinato un temporaneo allontanamento dal lavoro. Probabile che tra i fratelli esistessero punti di vista diversi sul futuro, su una possibile dismissione del ristorante. Non è escluso che Gianni non fosse d'accordo sulla soluzione che Franco e Donato avevano individuato, e che per questo avessero già discusso. Lo avrebbero fatto anche oggi, ma nessuno poteva immaginare un epilogo tanto terribile.
Gianni, che forse aveva maturato la convinzione di essere stato messo un po' da parte, avrebbe impugnato l'arma ed avrebbe fatto fuoco contro Franco e Donato, che probabilmente stavano andando via. Hanno trovato i loro corpi in un parcheggio sul retro della struttura. Poi sarebbe tornato indietro e si sarebbe sparato sotto un porticato. L'orologio segnava all'incirca le 13 o giù di lì. Cronaca di una vicenda devastante, tre esistenze spazzate via in un attimo. Gianni, Franco e Donato erano fratelli.