Benevento

L'arcivescovo di Benevento, Michele Autuoro ha scritto un'accorata lettera al parroco di Apice, don Ezio Rotondi per abbracciare le famiglie coinvolte nella tragedia che si è materializzata martedì alle 13 all'interno di un ristornate e hotel alle porte del paese dove un ristoratore ha ucciso i due fratelli e si è poi suicidato. Tre persone molto note in tutto il Sannio ed apprezzate per le loro attività che avevano dato lavoro ai giovani e lustro all'intero paese di Apice. 

"Caro don Ezio, carissimi fratelli e sorelle della comunità di Apice, mi sento spinto a scrivervi perchè penso allo smarrimento e al dolore della comunità per quanto accaduto in queste ore. Davanti a questa tragedia - scrive l'arcivescovo Autuoro - , siamo spinti al silenzio e alla preghiera. Silenzio perchè non sappiamo e non possiamo trovare parole umane capaci di spiegare un simile dramma; preghiera al Dio della Misericordia, perchè accolga questi nostri fratelli, e preghiera per i familiari affinchè il Signore risorto li accompagni e li consoli come fece, dopo la sua risurrezione, con i suoi discepoli addolorati e confusi nel cammino verso Emmaus. Ma eleviamo anche la nostra preghiera perchè il Signore guarisca le profonde ferite chetale tragedia può provocare nel cuore e nella vita della nostra comunità.

Pertanto, sento il bisogno di ricordare a me e a voi un episodio del Vangelo, quando Gesù viene interrogato su un fatto violento di cronaca avvenuto al suo tempo: il sangue dei Galilei che Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Gesù rivolgendosi ai suoi discepoli e a quanti lo interrogavano rispose: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo”.

Possono sembrare parole dure e non lo sono e lungi da me in questo momento usare parole che non siano quelle dell'alfabeto della speranza.

Allora cosa intendeva Gesù con quelle parole? E cosa anch'io desidero comunicarvi? Tutti siamo interpellati a leggere quando è avvenuto alla luce del Vangelo. Lo esplicito con le parole della preghiera semplice attribuita a san Francesco d'Assisi: non dobbiamo permettere al male di prendere il sopravvento, e questo significa vincerlo con il bene. Significa fare in modo che dove c'è odio, noi possiamo portare l'amore; dove c'è l'offesa, il perdono; dove c'è discordia, l'unione; dove c'è l'errore, la verità.

Ritorniamo alla via buona del Vangelo: la Parola di Gesù è promessa di vita piena e buona per quanti la vivono. Siamo chiamati ad assumere un rinnovato impegno di fraternità e di custodia reciproca, perche solo così potremo vincere il male che è sempre in agguato. Ma Cristo quel male lo ha già vinto!. Radichiamoci in Lui, sorgente di ogni bene e di vita piena ed eterna.

Alle famiglie coinvolte e alla comunità tutta va la mia più profonda vicinanza".