Il fantasma di un nuovo "isolamento" commerciale torna a farsi strada nel Golfo di Napoli. A circa una settimana dalla scadenza dell'ordinanza sindacale in vigore, la New Atec (associazione dei trasportatori e commercianti ischitani) ha rotto il silenzio istituzionale, invierende un'istanza formale al Prefetto di Napoli, Michele Di Bari, e al Comune di Pozzuoli. L'obiettivo è chiaro: fare luce sul cronoprogramma dei lavori e ottenere tempi certi per la riapertura del porto ai mezzi pesanti, interdetti dopo la scossa di bradisismo dello scorso 31 luglio.
Il nodo del 19 settembre e la viabilità a rischio
Il provvedimento restrittivo, che ha tagliato fuori lo scalo puteolano, snodo vitale per l'intero arcipelago flegreo-partenopeo, cesserà formalmente i suoi effetti il prossimo 19 settembre. Tuttavia, la formula giuridica legata al "venir meno delle condizioni di criticità" lascia spazio a timori concreti di una proroga sine die. Senza un collaudo strutturale e garanzie sulla sicurezza della viabilità circostante, il ripristino del transito per i tir appare un miraggio. Lo stop ai mezzi pesanti a Pozzuoli ha costretto gli operatori a dirottare i flussi sul porto di Napoli ma il dirottamento logistico ha colpito in prima battuta il trasporto marittimo di benzina e gas diretti alle isole provocando ricadute sui beni di prima necessità: l'aggravio economico del trasporto su gomma e mare rischia di tradursi in rincari a cascata sui listini al consumo per residenti e imprese di Ischia e Procida.
L’inchiesta economica: chi paga il conto del bradisismo?
La vicenda non è solo una questione di manutenzione stradale, ma assume i contorni di una vera e propria emergenza economica strutturale. Spostare i collegamenti commerciali su Napoli significa allungare i tempi di percorrenza, aumentare il consumo di carburante e sottoporre i vettori a turni e costi logistici insostenibili nel lungo periodo.
La richiesta della New Atec punta a inchiodare le istituzioni a una responsabilità temporale precisa: non basta attendere la fine dell'ordinanza, serve un piano d'azione trasparente per evitare che la crisi bradisismica si trasformi nell'ennesimo colpo di grazia alla continuità territoriale delle isole.