È bastato un decimo di punto percentuale a separare i conti pubblici italiani dalla soglia europea. La revisione diffusa il 22 settembre dall’Istat conferma che nel 2025 il disavanzo delle amministrazioni pubbliche è stato pari al 3,1% del prodotto interno lordo, in calo rispetto al 3,4% del 2024 ma ancora oltre il limite del 3%. Si allontana così l’ipotesi di un’uscita anticipata dell’Italia dalla procedura dell’Unione europea per disavanzo eccessivo, sulla quale il governo aveva riposto parte delle aspettative per la prossima legge di Bilancio.

Il Pil migliora, il deficit non scende sotto la soglia

La revisione dei conti nazionali restituisce una crescita del Pil italiano dello 0,6% nel 2025, un decimo in più rispetto alla stima precedente. Il valore dell’economia a prezzi correnti sale a 2.265 miliardi di euro circa. Anche per il 2024 l’Istat aggiorna al rialzo la crescita in volume, portandola all’1,1%. I dati migliorano la fotografia dell’attività economica, ma non modificano, nell’arrotondamento ufficiale, il rapporto fra indebitamento e Pil: il disavanzo del 2025 resta al 3,1%.

A incidere sul quadro della domanda interna sono stati gli investimenti fissi lordi, aumentati in volume del 3,9%, e i consumi finali nazionali, saliti dell’1%. Questi ultimi comprendono la spesa delle famiglie, delle istituzioni sociali private e delle amministrazioni pubbliche: il dato, quindi, non va confuso con il solo andamento degli acquisti domestici. Le esportazioni sono cresciute dell’1,7%, mentre le importazioni sono aumentate del 4,2%. Il contributo della domanda estera netta alla crescita è stato negativo.

La reazione di Giorgetti e i vincoli sulla manovra

«Prendiamo atto, non senza rammarico», ha commentato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, spiegando che l’Italia non uscirà dalla procedura già nel 2026, come auspicato dall’esecutivo, e indicando il 2027 come possibile anno di conclusione. La permanenza nel percorso correttivo significa che la legge di Bilancio dovrà essere costruita entro gli impegni di spesa e di riduzione del disavanzo concordati con le istituzioni europee. Non equivale però ad affermare che ogni spazio di intervento sia azzerato: l’entità delle risorse disponibili dipenderà anche dall’andamento delle entrate, dalle priorità di spesa e dalle valutazioni di Bruxelles.

La procedura è stata aperta nel 2024 e resta formalmente in corso. La disciplina europea prevede, per i Paesi sottoposti a correzione a causa del deficit, un aggiustamento strutturale annuo di riferimento pari ad almeno mezzo punto di Pil negli anni in cui il disavanzo è previsto sopra il 3%, con modalità e margini transitori stabiliti dalle regole vigenti. Il parametro non si traduce automaticamente in un taglio lineare di pari entità a una singola voce del bilancio: a contare, nel nuovo quadro europeo, è anche il percorso di crescita della spesa netta concordato con il Consiglio dell’Unione europea.

Consumi e crescita, la sfida per il 2026

Il dato del 2025 mostra dunque due dinamiche diverse: una crescita rivista in lieve miglioramento e un disavanzo che rimane sopra la soglia comunitaria. Per valutare le prospettive della manovra peserà anche l’evoluzione dei consumi nel 2026. Nelle stime trimestrali diffuse a inizio settembre, l’Istat ha rilevato nel secondo trimestre un aumento del Pil dello 0,2% sul trimestre precedente e una crescita dello 0,3% dei consumi finali nazionali. Sono segnali di espansione, ma non indicano da soli quale sarà il bilancio dell’intero anno.

Il successivo passaggio istituzionale spetterà alla Commissione europea e al Consiglio dell’Unione europea, che valuteranno l’andamento dei conti e il rispetto degli impegni assunti dall’Italia. Per il ministero dell’Economia, intanto, il quadro di partenza della prossima legge di Bilancio è più definito: la revisione statistica ha migliorato la misura della crescita, non il rapporto deficit-Pil decisivo per un’uscita anticipata dalla procedura.