Il deficit è sceso rispetto all'anno precedente, ma resta sopra la soglia che il governo sperava di raggiungere per archiviare in anticipo la procedura europea. Il 22 settembre l'Istat ha confermato che nel 2025 l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche è stato pari al 3,1% del prodotto interno lordo, contro il 3,4% del 2024. Il dato non è cambiato rispetto alla precedente stima di aprile e lascia l'Italia nella procedura per deficit eccessivo avviata dall'Unione europea nel 2024.
Il decimale e il confronto sui dati
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato il percorso di riduzione del disavanzo e criticato le revisioni delle statistiche economiche, sostenendo che le stime dell'Istat non restituiscano adeguatamente i risultati conseguiti. Le sue parole hanno aperto una discussione politica sull'attendibilità delle previsioni e sul significato del decimale che separa il 3,1% dal valore di riferimento europeo del 3%.
Sul piano contabile, però, le due questioni sono distinte. Le previsioni possono essere corrette quando arrivano nuove informazioni, mentre la revisione pubblicata dall'Istat ha lasciato invariato il rapporto tra deficit e Pil per il 2025. L'istituto ha ritoccato al rialzo il livello del Pil e la crescita reale, ora stimata allo 0,6%, ma non il valore dell'indebitamento in rapporto alla produzione nazionale. La procedura europea segue regole e verifiche istituzionali; il suo esito non dipende da una valutazione politica del singolo dato.
Giorgetti rinvia l’obiettivo, il nodo della manovra
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha preso atto del risultato con rammarico. Il suo obiettivo dichiarato resta la chiusura della procedura nel 2027, sulla base dei conti del 2026: si tratta di una prospettiva subordinata alla verifica dei dati e alle successive decisioni delle istituzioni europee, non di un passaggio già acquisito. L'Italia continua intanto a dover rispettare il percorso di aggiustamento concordato con Bruxelles.
La mancata uscita anticipata non azzera la possibilità di finanziare nuove misure, ma rende più delicata la preparazione della legge di bilancio. Le richieste di intervento su energia, fisco, sanità e investimenti devono misurarsi con le coperture disponibili e con il rispetto degli impegni di finanza pubblica. Anche il ricorso alle forme di flessibilità previste dalle regole europee richiede di considerare l'effetto sul disavanzo e sull'obiettivo di rientrare sotto il 3%.
All'interno della maggioranza sono emerse posizioni differenti: la Lega sollecita maggiori margini per la spesa, mentre Forza Italia invita alla cautela sull'ipotesi di nuovo deficit. Le opposizioni chiedono chiarimenti sulle conseguenze del dato per gli impegni economici annunciati dal governo. Sono posizioni politiche diverse a partire da un quadro statistico comune, che dovrà essere tradotto in scelte concrete durante la costruzione della manovra.
Il voto sulla legge elettorale
La discussione sui conti pubblici si intreccia con un secondo appuntamento parlamentare: il nuovo esame alla Camera dei deputati dello Stabilicum, già approvato dal Senato. Giorgia Meloni ha annunciato l'intenzione di ricorrere alla questione di fiducia sul testo. Al 23 settembre, tuttavia, l'annuncio non equivale a una fiducia formalmente posta in Aula.
Secondo il calendario parlamentare riferito il 22 settembre, il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità è previsto per il 1° ottobre e quello finale per l'8 ottobre, salvo ulteriori modifiche. Il passaggio potrebbe quindi diventare un momento di verifica dei rapporti nella coalizione. La presidente del Consiglio ha collegato un eventuale insuccesso sulla riforma alla necessità di una valutazione politica da parte dell'esecutivo, ma non è stata assunta alcuna decisione di convocare elezioni anticipate.