La prossima legge di Bilancio potrebbe avere risorse assai più limitate rispetto alle ipotesi circolate nelle ultime settimane. A sostenerlo è Giampaolo Galli, economista e direttore scientifico dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica, che in un’intervista a LaPresse giudica difficilmente raggiungibile una manovra da 25-30 miliardi di euro. Il nodo, secondo Galli, è il rapporto tra il percorso di riduzione del deficit, le nuove spese per la sicurezza energetica e gli impegni sulla difesa.

Il vincolo del 3% e la clausola per l’energia

«Mi sembra che le regole siano chiare e derogare è complicato», osserva Galli, secondo il quale una trattativa con la Commissione europea per ottenere maggiore flessibilità avrebbe margini ristretti. L’economista richiama le previsioni di aprile, che indicavano un deficit al 2,8%: aggiungendo lo 0,3% ipotizzato per l’energia, il rapporto salirebbe al 3,1%. Anche scostamenti apparentemente piccoli, sottolinea, valgono miliardi di euro e riducono lo spazio per nuovi interventi.

Il governo, riferisce Galli, chiede circa 7 miliardi, pari allo 0,3% del prodotto interno lordo, per la sicurezza energetica, con un ulteriore 0,3% nel 2028. Si tratta di cifre e ipotesi richiamate dall’economista, non di risorse già disponibili per finanziare la manovra.

La procedura europea e i tempi di uscita

Secondo Galli, le norme europee producono un’asimmetria tra gli Stati già sottoposti a procedura per disavanzo e quelli che ne sono fuori. Un Paese in procedura che utilizzi la clausola nazionale di salvaguardia, sostiene, vi rimarrebbe anche se il deficit al netto delle spese coperte dalla clausola fosse inferiore al 3%. Per uscirne, aggiunge, non basterebbe un solo anno sotto la soglia: nella sua ricostruzione, qualora il risultato fosse conseguito nel 2026 e confermato nel 2027, l’uscita potrebbe arrivare nell’aprile 2028.

La lettura delle regole e la tempistica indicate dall’economista costituiscono una sua valutazione. Le decisioni sulla procedura e sull’eventuale applicazione delle clausole spettano alle istituzioni europee competenti.

Difesa, scelte rinviate e margini della manovra

Sul capitolo militare, Galli ritiene che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti intenda rinviare alla prossima legislatura le decisioni di spesa più impegnative. L’economista richiama un intervento del ministro al Senato del 5 agosto e cita la contrarietà di Matteo Salvini. A suo giudizio, un’intesa sulla flessibilità legata alla difesa richiederebbe comunque un confronto non soltanto con la Commissione europea, ma anche con il Consiglio.

Per Galli, il governo potrebbe anche scegliere di superare il 3%: ciò non comporterebbe automaticamente una sanzione pecuniaria immediata, ma renderebbe più complesso rivendicare il percorso di uscita dalla procedura. È su questo equilibrio tra obiettivi di bilancio e nuove esigenze di spesa che, nella sua analisi, si misurerà la dimensione effettiva della prossima manovra.