Scatta il rialzo del gasolio e cambia anche il tetto fissato da Eni. Da oggi, martedì 6 ottobre, il diesel torna a scontare l’accisa piena e il price cap introdotto dalla compagnia petrolifera sale da 2,19 a 2,25 euro al litro. La ragione è la scadenza dello sconto fiscale in vigore fino a ieri e il mancato avvio, almeno per ora, del meccanismo delle cosiddette accise mobili.
Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio del gasolio self service sulla rete stradale nazionale è oggi pari a 2,244 euro al litro, in aumento rispetto ai 2,242 euro registrati lunedì. In autostrada la media sale invece a 2,267 euro. La benzina self si attesta a 2,043 euro al litro sulla rete ordinaria e a 2,054 euro in autostrada.
Finisce lo sconto sul gasolio
Alla mezzanotte del 5 ottobre è terminata la riduzione temporanea dell’accisa sul diesel. Il decreto adottato dal Governo aveva fissato fino al 25 settembre un’aliquota di 572,90 euro per mille litri e, dal 26 settembre al 5 ottobre, un livello di 622,90 euro per mille litri.
Da oggi l’accisa torna quindi alla misura ordinaria di 672,90 euro per mille litri, il valore stabilito dall’inizio del 2026 nell’ambito del riallineamento della tassazione tra benzina e gasolio. Rispetto ai giorni precedenti si tratta di un incremento di 50 euro per mille litri, che con l’Iva determina un impatto alla pompa vicino ai 6,1 centesimi al litro.
L’aumento era atteso, ma avrebbe potuto essere compensato, almeno in parte, dall’attivazione del meccanismo delle accise mobili, attraverso l’utilizzo dell’extragettito Iva generato dall’aumento dei prezzi dei carburanti.
Il decreto sulle accise mobili non c’è
A denunciare il mancato avvio del meccanismo è l’Unione nazionale consumatori, che sottolinea come in Gazzetta Ufficiale non sia stato pubblicato il decreto necessario per far scattare la riduzione.
Il sistema delle accise mobili permette allo Stato, quando i prezzi petroliferi superano determinati livelli, di compensare parte degli aumenti attraverso una riduzione delle accise finanziata dal maggiore gettito Iva. Senza il provvedimento attuativo, però, il ritorno dell’aliquota ordinaria sul gasolio non trova al momento alcun contrappeso fiscale.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso aveva spiegato già nelle scorse ore che il ministero dell’Economia e delle Finanze stava lavorando al meccanismo per restituire ai consumatori l’extragettito derivante dall’Iva. L’intervento, tuttavia, non è arrivato in tempo per evitare il rincaro scattato il 6 ottobre.
Eni alza il price cap a 2,25 euro
La conseguenza si riflette anche sul tetto ai prezzi introdotto da Eni alla fine di settembre. La compagnia aveva infatti specificato fin dall’inizio che il price cap era collegato alle agevolazioni fiscali sulle accise in vigore.
Secondo la rilevazione di Staffetta Quotidiana, Eni ha quindi aumentato di sei centesimi al litro il prezzo consigliato del gasolio, portando il limite da 2,19 a 2,25 euro al litro. L’effetto dell’aumento dell’accisa, Iva compresa, viene così trasferito quasi integralmente sul nuovo tetto.
Il meccanismo di calmierazione aveva contribuito nelle ultime settimane a una discesa sensibile dei prezzi alla pompa. Al price cap di Eni si erano progressivamente allineati anche altri grandi operatori della distribuzione, ampliando la quota di impianti con benzina sotto i due euro e gasolio sotto quota 2,20.
Per ora l’aumento medio resta contenuto
Nonostante il ritorno dell’accisa piena, l’impatto immediato sui prezzi medi nazionali appare per il momento limitato. I dati del Mimit indicano per il gasolio self un aumento di appena due millesimi al litro rispetto a lunedì, da 2,242 a 2,244 euro.
Il dato non esaurisce però gli effetti del nuovo regime fiscale, perché gli adeguamenti dei listini possono essere graduali e differenziati tra le diverse compagnie e i singoli impianti. Il nuovo tetto di Eni rappresenta dunque un primo segnale della pressione al rialzo che potrebbe emergere nelle prossime rilevazioni.
Sul mercato, intanto, continuano a pesare anche le tensioni sui prodotti energetici e le oscillazioni delle quotazioni internazionali. Accanto al diesel, negli ultimi giorni si registrano movimenti al rialzo anche per Gpl e metano, mentre il Governo resta chiamato a decidere se e come rendere operativo il meccanismo delle accise mobili.