Torna la paura sui mercati finanziari e questa volta il fronte più caldo non è soltanto quello azionario. La nuova fiammata del petrolio e il brusco aumento dei rendimenti dei titoli di Stato hanno innescato una giornata di forti vendite in Europa, con Piazza Affari maglia nera tra le principali Borse del continente. Nel corso della seduta il Ftse Mib è arrivato a perdere oltre il 2,5%, scivolando sotto la soglia dei 50 mila punti, mentre lo spread tra Btp e Bund tedeschi ha toccato quota 120 punti base.
Il movimento è stato rapido. In mattinata il differenziale era partito da 109 punti, contro i 105 della chiusura precedente, per poi allargarsi progressivamente con l'intensificarsi delle vendite sul mercato obbligazionario. Il rendimento del decennale italiano è salito fino al 4,69%, in una giornata difficile anche per i titoli di Stato francesi.
La nuova tempesta sui titoli di Stato
Il problema non riguarda soltanto l'Italia. La pressione investe una parte consistente del mercato obbligazionario internazionale. In Francia il rendimento dell'Oat decennale si è avvicinato al 5%, mentre tornano sotto osservazione i conti pubblici e le difficoltà politiche legate alla riduzione del deficit. Vendite anche sui titoli greci e spagnoli.
Sul mercato americano il Treasury decennale si è mosso sopra il 5,3%. È un livello che contribuisce a rendere più nervosi gli investitori perché aumenta l'attrattiva delle obbligazioni rispetto alle azioni e, allo stesso tempo, rende più costoso il finanziamento dell'economia.
Il rialzo generalizzato dei rendimenti segnala soprattutto il ritorno del timore che l'inflazione possa rivelarsi più difficile da controllare. Ed è proprio qui che entra in gioco il petrolio.
Il Brent torna sopra i 100 dollari
Il Brent ha consolidato la corsa oltre la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, spingendosi nel corso della giornata oltre i 102 dollari. Il Wti americano ha invece superato quota 90 dollari.
A sostenere le quotazioni sono le nuove tensioni sul fronte dell'offerta. Pesano il deterioramento della situazione in Medio Oriente, gli attacchi alle infrastrutture e alle rotte energetiche, insieme alla tempesta diretta verso le aree petrolifere del Golfo del Messico, dove si concentra una quota importante della produzione statunitense.
Il mercato teme che eventuali interruzioni possano restringere nuovamente l'offerta. Il rialzo del greggio si trasferisce inoltre sui prodotti raffinati e sul gas. In Europa il prezzo del gas è salito oltre 77 euro per megawattora.
La conseguenza è immediata: energia più cara significa nuove pressioni sui prezzi proprio mentre le banche centrali stanno cercando di capire quanto spazio abbiano per allentare, o evitare di irrigidire ulteriormente, la politica monetaria.
Milano paga il conto più pesante
A Piazza Affari le vendite hanno colpito soprattutto banche e tecnologia. Il rialzo dei rendimenti e dello spread ha penalizzato il comparto finanziario, mentre sui titoli tecnologici sono scattate prese di profitto dopo la lunga corsa legata all'intelligenza artificiale.
Tra i titoli maggiormente sotto pressione figurano Technoprobe, arrivata a perdere circa il 6%, Stm e Prysmian. Forti vendite anche su UniCredit, Bper, Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi di Siena, con ribassi che durante la seduta hanno superato in diversi casi il 3-4%.
La debolezza di Milano è risultata più accentuata rispetto agli altri grandi listini europei. Madrid, Francoforte e Parigi hanno registrato perdite significative, ma inferiori a quelle del listino italiano. Anche Londra si è mantenuta in territorio negativo.
A limitare almeno in parte le perdite sono stati i titoli direttamente legati all'energia. Eni, Saipem e Tenaris hanno beneficiato dell'aumento delle quotazioni del greggio, mostrando una maggiore resistenza rispetto al resto del mercato.
Wall Street arretra dai record
Il nervosismo si è trasferito anche negli Stati Uniti. Dopo i nuovi massimi raggiunti nella seduta precedente, Wall Street ha aperto in calo, con gli investitori chiamati a fare i conti contemporaneamente con petrolio più caro e rendimenti dei Treasury in aumento.
Il movimento arriva dopo una fase particolarmente positiva per il mercato azionario americano, sostenuto ancora una volta dai grandi gruppi tecnologici. Proprio l'aumento dei tassi di mercato, però, rappresenta uno dei principali rischi per le valutazioni elevate raggiunte da una parte del settore tecnologico.
Gli investitori attendono inoltre i verbali dell'ultima riunione della Federal Reserve, alla ricerca di indicazioni sulla traiettoria dei tassi. Se il petrolio dovesse mantenersi stabilmente sopra i 100 dollari, la banca centrale americana potrebbe trovarsi davanti a un quadro più complicato, con il rischio di nuove pressioni inflazionistiche provenienti dall'energia.
Il nodo adesso è quanto durerà lo shock
La domanda decisiva per i mercati riguarda la durata della nuova fase di tensione. Una fiammata temporanea del petrolio avrebbe conseguenze gestibili. Una permanenza del Brent sopra quota 100 dollari cambierebbe invece lo scenario per famiglie, imprese e banche centrali, soprattutto in Europa, maggiormente dipendente dalle importazioni energetiche.
Per l'Italia torna così sotto osservazione anche il costo del debito. Uno spread a 120 punti resta lontano dalle fasi più critiche vissute negli anni passati, ma la contemporanea salita del rendimento assoluto del Btp verso il 4,7% rende il movimento significativo. Il punto non è soltanto la distanza dalla Germania, ma il livello complessivo al quale il Tesoro deve finanziarsi sul mercato.
La seduta del 7 ottobre mostra così quanto rapidamente petrolio, inflazione, debito pubblico e Borse possano tornare a muoversi nella stessa direzione. E per gli investitori il segnale più delicato arriva proprio dai bond: se la pressione sui rendimenti continuerà, la correzione potrebbe non restare confinata a una sola giornata.