Il terremoto arriva da Wall Street, ma le sue origini sono anche politiche. Il Nasdaq ha chiuso la seduta di giovedì 5 novembre con un crollo del 5,5%, trascinato al ribasso dai colossi dell'intelligenza artificiale e dai produttori di semiconduttori. In poche ore sono stati cancellati circa 2.500 miliardi di dollari di capitalizzazione dal mercato tecnologico americano. Una delle peggiori giornate degli ultimi diciotto mesi, maturata all'indomani della vittoria dei Democratici nelle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.
La sconfitta politica del presidente Donald Trump ha modificato le aspettative degli investitori. Il timore è che il nuovo equilibrio al Congresso possa rallentare l'espansione dell'intelligenza artificiale, soprattutto attraverso maggiori controlli sulla costruzione dei data center, le gigantesche infrastrutture che alimentano i sistemi digitali di nuova generazione.
Il tonfo dei giganti tecnologici
A guidare le vendite sono stati i titoli che negli ultimi anni avevano beneficiato maggiormente dell'entusiasmo per l'intelligenza artificiale. Nvidia, principale produttore mondiale di chip avanzati destinati a queste applicazioni, ha perso oltre il 9%. Ancora più pesante il bilancio di AMD, precipitata di oltre il 17%.
L'indice americano dei semiconduttori ha ceduto circa il 12%, mentre SanDisk è arrivata a perdere il 22%. Le vendite hanno colpito anche le società specializzate nella gestione di infrastrutture informatiche, come CoreWeave e Nebius, oltre ai fornitori di energia e apparecchiature necessarie al funzionamento dei grandi centri di calcolo.
La crisi non è rimasta circoscritta al comparto tecnologico. Lo S&P 500 ha perso il 4,4%, mentre il Dow Jones ha lasciato sul terreno il 3,4%, con una flessione superiore a 1.800 punti. Una correzione generalizzata che ha cancellato rapidamente l'ottimismo mostrato dai mercati nella seduta immediatamente successiva al voto.
Il Nasdaq, sceso a 24.315 punti, si trova ora quasi il 12% sotto il massimo raggiunto il 6 ottobre. Una distanza che segna ufficialmente l'ingresso in una fase di correzione, dopo mesi nei quali le aspettative sulla crescita dell'intelligenza artificiale avevano sostenuto le valutazioni delle principali società americane.
Perché le elezioni americane spaventano la Silicon Valley
Il collegamento tra il risultato elettorale e il crollo delle Borse riguarda soprattutto le prospettive dell'industria tecnologica. La vittoria dei Democratici ha rafforzato le forze politiche favorevoli a una maggiore regolamentazione delle infrastrutture digitali, mentre l'amministrazione Trump aveva sostenuto una strategia orientata ad accelerare gli investimenti.
Per le grandi aziende tecnologiche, il cambiamento potrebbe tradursi in procedure autorizzative più complesse, controlli ambientali più severi e maggiori responsabilità sui costi energetici.
Il tema è particolarmente delicato in Stati come il Texas, dove si concentra una quota importante dei progetti americani per la costruzione di nuovi data center. Le elezioni hanno rafforzato anche le amministrazioni locali intenzionate a limitare queste strutture, spesso contestate dalle comunità per l'elevato consumo di elettricità e acqua.
In diversi territori americani sono state approvate misure restrittive attraverso consultazioni locali. Il messaggio politico è che la crescita dell'intelligenza artificiale non può essere considerata indipendente dalle conseguenze economiche e ambientali sui territori.
Le preoccupazioni degli investitori nascono proprio da questa possibile inversione di tendenza. Se i nuovi progetti dovessero subire ritardi o blocchi, l'effetto si propagherebbe alle aziende che producono processori, server, sistemi di raffreddamento e impianti energetici.
La corsa ai data center rischia di rallentare
Negli ultimi anni l'espansione dell'intelligenza artificiale ha alimentato una gigantesca stagione di investimenti. Le principali società tecnologiche hanno impegnato capitali per realizzare infrastrutture sempre più potenti, necessarie ad addestrare e utilizzare modelli capaci di elaborare enormi quantità di informazioni.
Questo sviluppo richiede però una disponibilità crescente di energia e collegamenti adeguati alle reti elettriche. Il problema riguarda anche i costi che possono ricadere su famiglie e imprese nei territori interessati.
Secondo alcune valutazioni degli analisti di UBS, circa il 30% degli ampliamenti della capacità dei data center americani programmati per il 2028 potrebbe risultare esposto a rischi legati ai rallentamenti autorizzativi e all'opposizione locale.
Il dato contribuisce a spiegare la reazione dei mercati. Le valutazioni di molte aziende si fondano sulla previsione di una crescita continua della domanda di potenza di calcolo. Un rallentamento nella costruzione delle infrastrutture potrebbe ridurre gli ordinativi e rinviare i ricavi attesi.
La questione è particolarmente importante per Nvidia, diventata il simbolo della rivoluzione tecnologica grazie alla domanda dei suoi processori. Ma coinvolge anche numerose imprese meno conosciute, che hanno costruito i propri piani industriali sulla prospettiva di un'espansione accelerata del mercato.
Il dubbio sui miliardi investiti nell'intelligenza artificiale
La caduta del listino americano ha riportato al centro una domanda che da mesi accompagna il settore: gli investimenti nell'intelligenza artificiale riusciranno a generare profitti sufficienti a giustificare le valutazioni raggiunte dalle aziende?
La tecnologia continua ad avanzare, ma la trasformazione delle sue potenzialità in risultati economici concreti richiede tempo. Nel frattempo, le imprese devono sostenere spese enormi per infrastrutture, personale specializzato, energia e ricerca.
Il problema diventa ancora più delicato quando gli investimenti vengono finanziati attraverso il debito. Un eventuale rallentamento dei ricavi potrebbe rendere più difficile sostenere gli impegni finanziari, soprattutto per le società più giovani e meno solide.
È il caso di alcune imprese specializzate nei servizi di calcolo per l'intelligenza artificiale, che hanno registrato forti ribassi proprio perché maggiormente esposte alle oscillazioni della domanda e alle condizioni del credito.
Anche i grandi gruppi come Microsoft, Alphabet e Meta devono dimostrare che l'espansione delle infrastrutture produrrà ritorni economici adeguati. La dimensione finanziaria della rivoluzione tecnologica sta assumendo un peso crescente rispetto all'entusiasmo per le sue applicazioni.
Anthropic e il futuro delle grandi quotazioni
Il nuovo clima di incertezza potrebbe influenzare anche le aziende che stanno valutando un ingresso in Borsa. Tra queste figura Anthropic, la società americana che sviluppa il sistema di intelligenza artificiale Claude e che rappresenta uno dei principali concorrenti di OpenAI.
Le prospettive di quotazione delle grandi imprese dell'intelligenza artificiale dipendono in misura significativa dalla fiducia degli investitori nella crescita futur