Dopo i fatti di ieri, che hanno visto una nota avvocatessa di Avellino lanciarsi nel vuoto dal sesto piano, questa mattina ci siamo trovati a dover commentare un'altra storia terribile: ad Ariano un'80enne si è impiccata ed è stata ritrovata dalla figlia.
LA TERRA DEI SUICIDI
L'Irpinia conferma, purtroppo, la sua nomea di terra dei suicidi. Parlano i dati: bandiera nera in Campania con oltre l'8 per cento di casi di suicidi ogni 100mila abitanti e fra le peggiori in Italia. Oltre sessanta suicidi dal 2014 ad oggi. Un dato tristissimo che, senza voler scadere in banali generalizzazioni, è sintomatico di un male che non ha età né ceto sociale.
Da un lato ci sono le cause più spesso evidenziate come scatenanti del male di vivere, soprattutto per quanto riguarda le aree interne. Con gli anziani che si confermano i più colpiti. La radice del loro malessere, come abbiamo scritto anche in un precedente articolo, può essere ricondotta a tre grandi criticità: 1)l'isolamento dei paesi di appartenenza 2) il gran consumo di alcolici spesso vissuto come consuetudine in buona parte dell'entroterra, 3) il diffuso disturbo bipolare.
I GIOVANI E QUEGLI OCCHIALI NERI
Per quanto riguarda i giovani, invece, individuare le cause principali del malessere diffuso è più difficoltoso. Ma degli utili spunti possono venirci dal progetto della Pro Loco di Avellino FelicitAV che proprio in questo periodo sta sbarcando nelle scuole avellinesi affrontando le tematiche della depressione.
Stando a quanto hanno dichiarato gli psicologi coinvolti, proprio i ragazzi sono quelli più strutturalmente esposti se non vengono formati a gestire le proprie emozioni. E' infatti la cattiva gestione degli stati emotivi la principale causa delle loro frustrazioni. L'incapacità di leggere le situazioni che li scuotono maggiormente sfocia solitamente in dei campanelli d'allarme: mancanza di comunicazione con coetanei e famiglia, manifestazione di comportamenti diversi dall'ordinario, talvolta aggressivi, isolamento dal contesto che li circonda. Questo se si è fortunati. Spesso, infatti, il timore di essere giudicati fa indossare loro la maschera della normalità. Continuano a vivere come hanno sempre fatto, fino a quando questa loro sofferenza esplode in modo inaspettato e terribile.
Il giudizio degli altri, la paura che possano deriderli e non comprenderli in un periodo delicatissimo come la pubertà, assume una rilevanza spesso maggiore della paura di quel mostro che li divora dentro. Un mostro che, attraverso i suoi filtri, come un paio di spessi occhiali scuri, lentamente cancella ogni bagliore di felicità. Facendo sì che si finiscano per evidenziare sempre i lati negativi delle cose, privandosi della capacità di collocarsi efficacemente nel mondo. Così nasce la depressione.
USCIRE DALLA GABBIA INSIEME
Un'incapacità alla quale contribuisce, spesso, il contesto di appartenenza. Non è raro che i ragazzi finiscano per sentirsi degli stranieri anche nella propria città che, magari come nel caso anche della stessa Avellino, offre davvero poche alternative. Dove ci si sente ingabbiati dalla medesima routine. Dove gli sbocchi lavorativi così come quelli culturali e sociali, ugualmente importanti per un corretto sviluppo, sono pochissimi. Per non dire assenti. E proprio questa paura di un futuro che non si vede definito finisce per alimentare il malessere interiore.
Le vie d'uscita? Difficile trovarle, soprattutto se si pretende di aver accesso alla ricetta definitiva. Ogni caso è una specificità a sé e richiede supporti specializzati per essere compreso a pieno. E' però chiaro, come accennato dagli specialisti con i quali ci siamo confrontati, che un'educazione emozionale è fondamentale almeno quanto quella tradizionale. Un tipo di educazione che non si limiti a sensibilizzare i giovani sul problema ma che insegni loro a cercare l'alternativa. Perché solo se si ridefinisce con capacità e accuratezza il proprio modo di vivere, orientandolo sempre alla lettura costruttiva del proprio mondo interiore e poi di quello esterno, si può sperare lentamente di invertire questo triste trend che ha colpito la nostra provincia.
A questo deve aggiungersi la sinergia fra le scuole e le equipe di specialisti che lavorano nel settore. Oltre alla creazione di punti di ascolto che dovrebbero essere facilmente accessibili in ogni città. E collaborare con le famiglie. Dando il via ad una rete virtuosa che aiuti la provincia irpina a guardare con rinnovata speranza al proprio futuro.
Andrea Fantucchio