Avellino

Con il tradizionale mercato del martedì, oltre alle bancarelle, nel piazzale antistante il Pala Del Mauro è comparsa anche una scritta eloquente: "Vitucci vattene". Sul muro di cinta dell'impianto avellinese, a firma OF99, è andato in scena l'ennesimo capitolo della contestazione dei tifosi biancoverdi verso il coach della Sidigas e più in generale verso il rendimento e l'atteggiamento del roster irpino. Un episodio che probabilmente non ha precedenti ad Avellino, almeno sulla sponda cestistica. L'avevamo scritto più di un mese fa, il rischio più grande che correva la Scandone era quello di perdere definitivamente quel legame con la piazza andatosi sfilacciando già nel corso della scorsa stagione. Avellino, da questo punto di vista, ha già fallito quello che era uno dei suoi obiettivi, dichiarati ad inizio anno proprio dall'allenatore veneziano e dalla dirigenza biancoverde. La Scandone sta non solo sprecando ma anche spegnendo quella passione che in passato è sempre stata una caratteristica forte di una squadra provinciale che ha difeso con i denti una Serie A che, grazie all'intervento della Sidigas, rimane un germoglio raro e da conservare, nato in una terra arida. La cronistoria di questo campionato fallimentare, fino a questo momento, (rimangono nove giornate e un colpo di mercato per sperare che tutto possa prendere una piega diversa, al momento difficile da immaginare) può essere descritta proprio attraverso gli striscioni dei tifosi irpini. A partire dal primo, quello alla vigilia della sfida con Roma, di tenore totalmente diverso rispetto al "Vitucci vattene" comparso quest'oggi al Del Mauro. "Sugli spalti la nostra vita, in campo la vostra partita: insieme vinciamo". Ed in campo la Sidigas non sta giocando le proprie partite da un po', eccezion fatta per il quarto di finale di Coppa Italia contro Milano e il secondo tempo di Pesaro. Sono passati tre mesi da quel messaggio di unione, di incoraggiamento. Tre mesi nei quali Cavaliero e compagni sono riusciti a dilapidare tutto, facendosi coprire di fischi puntualmente alla fine di ogni partita. Fischi, questi, giustificati e meritati, non come alcuni, isolati, comparsi già nella prima parte di campionato. La curva del Del Mauro aveva già chiesto la testa di Vitucci a partire dal match con Cantù, quando il "sindaco" era stato sfiduciato dai suoi "cittadini". A Reggio Emilia, domenica, gli Original Fans hanno addirittura preferito rimanere all'esterno del Pala Bigi, per non assistere all'ennesima prova incolore dei biancoverdi. "Umiliatevi da soli" recitava lo striscione affisso alla balaustra del settore ospiti dell'impianto emiliano. Una scritta che ha sancito il definitivo e netto distacco tra Vitucci, la squadra e la piazza. Una delegittimazione di chi indossa la divisa della Scandone ma non la "onora". Un senso collettivo di frustrazione e scoramento, di rabbia di fronte ad una situazione che è, in molti aspetti, la stessa dello scorso anno e che non viene pagata da nessuno se non dagli stessi tifosi. Un "pagata" che non vuole essere giustizialista. Non è sete di vendetta, è voglia di chiarezza e di responsabilità, in primis dal coach e poi da tutte le altre parti in gioco. Si ha la sensazione che ad Avellino nessuno paghi mai per un lavoro svolto, evidentemente, male. Otto sconfitte in nove giornate, per il momento, hanno portato ad un quasi intervento sul mercato. Nove come i turni che rimangono ai biancoverdi per provare a riparare, almeno in parte, a quanto sbagliato fino ad ora. Nella speranza che quel "umiliatevi da soli" possa poi tornare ad essere un "insieme vinciamo".