Sono tornati gli Sport Days. Uno degli eventi più amati di Avellino. Dedicati allo sport e all'aggregazione. Una boccata d'aria fresca in questi giorni oppressi dalla cappa di episodi spiacevoli che il capoluogo irpino sta vivendo. Gli scandali giudiziari, il crollo dell'amministrazione, le opere pubbliche che non convincono. Con simili premesse, la lezione di Giuseppe Saviano, per tutti "Peppe 'a rivoluzione", assume ancora più valore.
Una lezione che (ri)parte dagli spazi e dai ragazzi.
UN QUADRO SENZA SPERANZE
Il quadro ad Avellino è tetro. Ve lo abbiamo documentato fotografando lo stato in cui versano centro e periferie. Parco giochi distrutti, aree verdi vandalizzate, prive di illuminazione e controllo adeguato, strutture sportive sulle quali sono state investite centinaia di migliaia di euro completamente abbandonate.
A questo si affianca un'altrettanto marcata assenza di attività dedicate ai più piccoli. Ce lo segnalano quotidianamente le mamme. I costi proibitivi delle strutture private fanno desistere anche i genitori più volenterosi. Non c'è una politica sociale funzionante. I piani di zona hanno clamorosamente fallito. Non ci sono investimenti adeguati per le attività sportive, non c'è nemmeno un assessorato allo sport per essere onesti.
Saviano, da anni ripete l'importanza di estendere dei presidi di quartiere a tutte le periferie. Sviluppando intorno ad essi una serie di attività permanenti dedicate ai più giovani: lo sport ma anche l'arte, la musica, il teatro, mettendo a sistema le associazioni che già operano sul territorio. Utilizzando gli edifici e gli spazi abbandonati. Insomma, ripartire da quello che si ha, con investimenti minimi. Eccetto il tempo e la buona volontà. Allontanare tutti i personalismi. No alle associazioni vicine ai partiti, sì alla gestione delle attività completamente pubblica e trasparente.
UNA RETE GIA' TESTATA
Quello che gli Sport Days ci insegnano è che questo modello di rete virtuosa può funzionare. Basta pensare a tutte le associazioni e i protagonisti privati che sono coinvolti e che si mettono in gioco a costo zero. Per offrire un servizio ai più giovani e alla città. Lo abbiamo ripetuto anche noi tante volte, il recupero di Avellino passa inevitabilmente per questa inclusione generale. Il ruolo delle istituzioni politiche è altrettanto fondamentale purché non si commettano gli errori del passato che ancora stiamo scontando.
La politica deve agevolare il compito di tutti quei progetti destinati alla città, riducendo dove possibile la burocrazia, intercettando i bandi più idonei che contribuiscano a sviluppare al meglio idee meritevoli. Ma, per far ciò, in primo luogo ha bisogno di slegarsi da quelli dinamiche stantie che si sono consolidate nel tempo. Dinamiche che, con le proprie trame intricate, hanno finito per strozzare la città con l'altra rete: quella formata da associazioni che diventano mercificio di voti ricevendo in cambio contentini di vario genere. Un sistema malato che danneggia sempre e solo i cittadini. Privati si servizi vitali, sacrificati sull'altare dell'ennesima poltrona.
Proprio per colpire alla radice questa mentalità distorta c'è bisogno di lavorare sui ragazzi. Aiutandoli a sviluppare quella cultura e quell'etica che si alimentano di cooperazione positiva. Di valori da troppo tempo dimenticati. Di quello sport da sempre fucina di grandi persone prima che di grandi atleti. Gli Sport Days ce lo ricorderanno ancora una volta. Ma, poi, passeranno. E allora toccherà a noi dimostrare di aver capito la lezione. La lezione di Peppino, di quell'Avellino che può essere e che deve essere realizzata. (Il servizio video uscito su Ottochannel è a cura del collega Marco Festa)
Andrea Fantucchio