Avellino

Di Acs vi abbiamo ampiamente parlato in un precedente articolo in cui sono elencati tutti i nomi coinvolti, le cooperative, e i soldi che ci giravano, oggi ci concentriamo su un altro aspetto controverso della vicenda: la nomina di Gabrieli amministratore unico.

Mentre sono stati confermati gli arresti domiciliari per l'ex numero uno della partecipata accusata di peculato e truffa, può essere infatti molto utile capire come sia spuntato il suo nome per la dirigenza di Acs e perché lo stesso sia stato preferito a candidature più accreditate (se ci si riferisce ai titoli). C'erano interessi dietro? Con i sé e con i ma, lo sappiamo, non si fa la storia e sarà compito della magistratura sciogliere questo dubbio. Ma, dopo tutto quello che è accaduto in questi giorni, i malpensanti sono giustificati (lo scrivente è fra questi, ma vorrebbe volentieri essere smentito).

Siamo nell'anno del Signore 2008, a meno di un anno dalla partenza di Acs, un progetto ideato oltre sei anni prima da Di Nunno per il reinserimento di soggetti svantaggiati. Offrendo, contemporaneamente, un doppio servizio vitale per la comunità: custodia e pulizia degli spazi verdi, degli edifici pubblici individuati e dei parcheggi a raso e aree di sosta. Nell'idea del sindaco, oltre all'organo comunale deputato al controllo di Acs, il consiglio di amministrazione della partecipata non prevedeva l'amministratore unico ma un consiglio d'amministrazione a tre, che includeva due membri della maggioranza e uno dell'opposizione.

E allora perché poi i propositi non sono stati attuati? Lo abbiamo chiesto a chi a quel tempo era impegnato nell'opposizione Galasso, Giovanni D'Ercole.

“Si pensò di ridurre le figure così da far risparmiare l'ente senza pensare ai rischi che si sarebbero corsi accentrando tutti i poteri nelle mani di una sola persona. Inoltre, Gabrieli non era l'unico candidato al ruolo di amministratore unico. Benché mancasse una vera e propria gara, Noi dell'opposizione, per esempio, proponemmo Luigi Ciarimboli, con alle spalle numerosi anni da direttore provinciale Inps. Fu il sindaco Galasso a scegliere Gabrieli. Col senno di poi, abbiamo capito che l'unico titolo che mancava a Ciarimboli, era quello di non essere gradito alla maggioranza”

Inoltre, un altro episodio curioso, riguarda Ciriaco De Mita.

“Nel Comune di Avellino, eravamo una grande famiglia – continua d'Ercole – e quindi l'idea di salvare i 30 avoratori socialmente utili impiegati al comune, impiegandoli in Acs, ci trovò tutti d'accordo. O quasi. I riferimenti che facevano capo a De Mita, infatti, non volevano che la partecipata partisse. Proprio De Mita profetizzò, infatti, che si sarebbe trasformato in un carrozzone politico”.

L'ex presidente del consiglio, confermava di avere così occhio per le clientele. Con il senno di poi, comunque, ascoltarlo avrebbe probabilmente evitato la situazione che stiamo vivendo. Anche se, ridurre il problema alla nomina di Gabrieli, è comunque una lettura parziale di quello che è accaduto. L'organo comunale deputato al controllo, infatti, non ha mai svolto bene il suo dovere se come dice il neoeletto commissario straordinario di Acs, Greco, ogni anno si registravano richieste economiche superiori da parte della partecipata, richieste che venivano puntualmente avallate dall'amministrazione comunale.

Senza dimenticare l'eventuale bacino di voti che la collocazione dei lavoratori di Acs poteva rappresentare. Una collusione con la politica che, se confermata dalle indagini, metterebbe a nudo quello che negli anni si è solo lasciato intendere: una politica marcia dalla testa che deve parte della sua influenza a quella zona grigia che la sorregge.

Andrea Fantucchio