“Ma vi rendete conto? Ora dicono che nel nostro parco, non si poteva costruire così come è stato fatto. Si tratterebbe di "prateria". Non sanno davvero a che appellarsi. Stiamo sfiorando il ridicolo, ci rideremo perfino su, se non fosse che in gioco ci sono le nostre case. Case che abbiamo pagato regolarmente con tanti sacrifici e rinunce. E che ora, con questo sequestro, di fatto sono bloccate”. Continua la protesta delle venti famiglie del parco Carafa a San Tommaso, dove lo scorso ventotto giugno sono stati messi sotto sequestro due palazzi dalla Procura di Avellino.
Agli indagati, tredici, fra i quali anche tecnici e funzionari comunali, sono contestati reati di abuso in atto d'ufficio e violazione del vincolo paesaggistico. (Leggi l'articolo del sequestro di giugno)
Proprio quest'ultimo sembra destinato a decadere visto il destino toccato ad altri due noti palazzi finiti sono accusa, l'edificio Iandolo e l'ex prefettura a Via Tagliamento. Per questi ultimi si andrà a processo a dicembre, ma senza il vincolo. (Leggi l'articolo con tutti gli indagati)
“Siamo gente per bene costretta a ricevere un trattamento inadeguato. Il primo ricorso del costruttore è andato a vuoto. Ora ne presenteremo uno entro il nove settembre. Adesso che il vincolo paesaggistico sembra destinato a decadere, la Procura afferma che l'area occupata dalle nostre case non doveva essere interessata da questo tipo di urbanizzazione. Spiegando che si tratta di “prateria, campagna con assenza di urbanizzazione". Peccato che le cose non stiano così - Continua - e non serve certo un esperto urbanista per accorgersene. Può rendersene conto chiunque attraversi il Ponte della Ferriera e passi lungo via Due Principati in direzione del nostro parco. Non si tratta certo di una zona rurale o spopolata. Inoltre, i nostri edifici sono quelli costruiti più recentemente. Se esistesse il reato contestato, tutti i palazzi nei dintorni dovrebbero essere colpiti dalla stessa procedura. E siamo certi non sarà così”.
Insomma, i cittadini di ParcoCarafa, proprio non ci stanno. Anche perché, pur potendo abitare gli stabili, formalmente non possono disporne come desiderano. Senza considerare il danno d'immagine per loro e soprattutto per il costruttore del parco. La paura è che anche questa seconda richiesta di dissequestro non sia accettata.
“C'è il rischio che poi il provvedimento si estenda per anni. Inaccettabile. Ma non lo permetteremo e faremo di tutto per far valere le nostre ragioni: non escludiamo di coinvolgere anche i media nazionali”.
Andrea Fantucchio