di Andrea Fantucchio
Bugie. Troppe: quelle che l'amministrazione di Avellino ha raccontato ai lavoratori del teatro Gesualdo. Più volte il sindaco, gli assessori e il segretario generale hanno promesso di occuparsi delle maestranze, prima di mandarle a casa. Ieri sera è stata ufficializzata la revoca dei contratti (scadevano il 31 agosto) dei lavoratori che si occupavano della biglietteria, della manutenzione e del palcoscenico. Resta solo chi assicura la guardiania perché ha un contratto con Acs. Destinato comunque a esaurirsi. (Clicca sulla foto di copertina e guarda il servizio video. Alle 14.00 tutte le interviste su Ottochannel canale 696 col collega Angelo Giuliani)
Lavoratori mandati a casa
Questa mattina abbiamo incontrato i lavoratori a teatro. Ci sono alcune delle donne del gruppo che abbiamo conosciuto e supportato in questi mesi. Siamo stati con loro ogni domenica, di fronte villa, a raccogliere le firme. E nelle aule del Comune dove l'amministrazione ha chiesto alle maestranze di aspettare, promettendo mari e monti, pur di assicurare la stagione teatrale.
Ieri oltre dieci lavoratori sono stati messi alla porta.
Luciana sorride con amarezza mentre ci spiega cosa è accaduto: «Non siamo stati rappresentati da nessuno. Siamo persone, non pupazzi da prendere in giro. Ci hanno chiesto di finire la stagione, promettendoci che ci avrebbero salvato, e poi ci hanno licenziato. Questa è solo una manovra politica».
Il dramma è riassunto dalla donna che ci prepara il caffè e ha gli occhi lucidi.
«Non hanno mai messo un piatto a tavola – spiega – altrimenti non si comporterebbero così. Io sono divorziata con dei bambini: come gli spiego che non abbiamo più uno stipendio? Ci pensa il sindaco ai miei figli? Lui tratterebbe così i suoi di figli?».
Senza stipendio da due anni
Lavoratori che non percepiscono stipendi da mesi. In dieci non vengono pagati da maggio 2016, gli altri (si occupano di biglietteria e accoglienza, manutenzione e tecnici del palcoscenico) non ricevono soldi addirittura dal 2015. Parliamo di altre dieci persone. Tutte con famiglie a carico.
A marzo dello scorso anno il sindaco ha chiesto per la prima volta ai lavoratori di aspettare per gli stipendi. Un mese – diceva Foti – per essere pagati. Poi si è andati avanti, rimando dopo rimando, fino all'inizio della liquidazione del teatro. Altra promessa tradita, perché possono raccontarla come vogliono, ma l'amministrazione ha svenduto il Gesualdo. Non avevano i soldi per gestirlo e hanno cercato di scaricare tutte le responsabilità.
Oggi il quadro è disastroso: il teatro ha quasi un milione di euro di debiti, fornitori che bussano alle porte per essere pagati, una stagione teatrale a rischio, eppure chi ci rimette? I lavoratori. Maestranze che non vedranno un euro prima di dicembre, con la liquidazione che dovrà fare il proprio corso.
Oltre al danno, la beffa. La notizia di ieri è stata infatti un fulmine a ciel sereno alla luce delle promesse che si sono susseguite in questi giorni.
False promesse
Nelle scorse settimane oltre al sindaco Paolo Foti, hanno infatti parlato del futuro dei lavoratori del teatro l'assessore alla Cultura Bruno Gambardella, il neonato comitato di gestione, composto da Angelo Maietta, Antonio Caputo e Rosalia Iandiorio,le opposizioni che hanno sollevato lo scandalo ticket gratuiti, ma nessuno di loro ha risolto il problema delle maestranze.
O hanno fallito o non ci hanno provato abbastanza. Abbiamo il dubbio che le due ipotesi coincidano.
I lavoratori hanno creduto a ogni promessa, non hanno mai protestato e ora si trovano a pagare il prezzo più alto.
Luciana è sconsolata: «Non sappiamo a chi rivolgerci: non credo più a nessuno. E nessuno di loro venga da me. Sono dei bugiardi che non sanno cosa vuol dire lavorare dieci ore al giorno per mettere un piatto a tavola per i propri figli. Qualcuno, tempo fa, mi augurò anche buon Natale, ora io dico loro: buona politica. Avete vinto, ci avete traditi tutti».