Avellino

“È il migliore centrocampista che abbiamo in rosa”. Così Giovanni Bucaro, che questa sera interverrà telefonicamente nel corso del consueto appuntamento domenicale con 0825 - in diretta dalle 21 su 696 TV - aveva “benedetto” l'acquisto di Alessio Rizzo, classe '98, che aveva salutato il Catania e la sua Catania pur di vestire la maglia dell'Avellino. Il talento siciliano era arrivato in Irpinia, rescindendo il contratto con gli etnei e rinunciando al professionismo, con le idee molto chiare: in biancoverde intendeva trovare una continuità di impiego utile a renderlo protagonista e non più comprimario; a favorire la sua crescita tecnica ed in termini di esperienza. Una nobile decaduta da aituare (e con cui) torrnare tra i "Pro". Una squadra dal grande blasone da sfruttare come un trampolino di lancio; come un'importante vetrina, a prescindere dalla categoria, per mettersi in mostra dimostrando tutto il suo valore, lasciato intravedere tra le fila dell'Union Feltre.

E così, dopo qualche settimana di rodaggio, tra sperimentazione di un suo utilizzo da trequartista, conoscenza dei nuovi compagni e dei sincronismi del 4-3-3 dello stesso Bucaro - poi evolutosi, con l'andare delle giornate, in un 4-2-4 -, Rizzo era arrivato a guadagnarsi una maglia da titolare scalzando Di Paolantonio nel ruolo di play in occasione del match in trasferta contro il Cassino. Proprio quel pomeriggio, però, a prendersi la scena è stata la sfortuna. Perché quella partita, giocata il 27 gennaio, è durata, per lui, solo 56 minuti. E, a oggi, resta la prima e l'ultima che Rizzo è riuscito a giocare con l'Avellino. L'ottimismo circa un suo celere rientro ha lasciato spazio alle 6 partite viste dalla tribuna per un'infiammazione tendinea alla zampa d'oca evidenziata dagli esami strumentali ai quali è stato sottoposto dallo staff medico.

Ieri, in jeans e giubbotto, Rizzo ha assistito malinconicamente all'amichevole tra i lupi e la Juniores; seduto vicino all'ingresso del tunnel per gli spogliatoi, con lo sguardo fisso sul campo, dove, probabilmente, sarebbe corso volentieri per unirsi al gruppo, allenandosi col suo immancabile sorriso, ora un po' momentaneamente e comprensibilmente smarrito. Da Viscovo e Carbonelli, passando per ParisiMatute, fino ad arrivare proprio a Bucaro, non sono mancati gli abbracci affettuosi, a dimostrazione che sono bastati pochi allenamenti per diventare parte integrante dello spogliatoio. Pacche sulle spalle e tutti a chiedergli delle sue condizioni, come si sentisse, a incoraggiarlo.

La prossima settimana, che per Morero e compagni inizierà martedì pomeriggio, dopo i due giorni e mezzo di relax concessi in concomitanza con la sosta per il torneo di Viareggio, non coinciderà solo con il rientro degli acciaccati (Carbonelli, Dondoni, Pepe e Viscovo, ndr), ma anche con la comunicazione da parte del club di una stima più precisa, rispetto a quella fornita finora, dei suoi effettivi tempi di recupero. Per Rizzo anche il rinvio del al 20 aprile del match con l'Aprilia può diventare un alleato, prezioso, per guadagnare tempo per rimettersi in sesto. La speranza deve, in ogni caso, fare i conti con la realtà: a 8 giornate dalla fine del campionato, salvo play off, tenendo conto del tempo necessario per recuperare pure il ritmo partita, è concreto il rischio di non riuscire a tornare arruolabile per dare il proprio contributo alla causa, come avrebbe voluto. Si vedrà. A Rizzo e all'Avellino, non resta, intanto, che continuare a tenere le dita incrociate, tra una terapia e l'altra. Perché, tra il dire e il fare, può mettersi di traverso il destino: finora beffardo per il calciatore e la società.