Promosso anche fuori dal campo, l'8 marzo speciale di Parisi

Una piccola conquista al centro di una storia di amore quotidiano che lo lega a suo padre Carmine

Avellino.  

Quante storie avrete sentito di calciatori che nel ripercorrere le tappe del proprio passato, dell'inizio delle proprie carriere, hanno raccontato di essere grati ai genitori per i sacrifici fatti accompagnandoli ogni giorno ad allenarsi; aspettando pazientemente la fine del loro lavoro in campo e la doccia per poi fare il percorso inverso, direzione casa? Uno di questi è Carmine, noto nell'ambiente calcistico come “Charles” (il soprannome scelto per lui, negli anni '80, dai tifosi del Serino, ndr): è il papà di Fabiano Parisi, cursore di fascia classe 2000, reinventatosi con ottimi risultati terzino a partire dalla scorsa estate quando ha realizzato il sogno di ogni irpino: indossare la maglia biancoverde. Ma dicevamo di Carmine, alias “Charles”: quotidianamente, col suo furgoncino, fa la spola tra Serino e il “Partenio-Lombardi” per permettere a suo figlio, tra le autentiche rivelazioni stagionali tra le fila dell'Avellino e nel campionato di Serie D, di essere puntuale all'appuntamento con le odierne sessioni di fatiche sul rettangolo di gioco agli ordini di Graziani, prima, e di Bucaro e Cinelli, adesso. Sole, pioggia o vento non fa differenza: Carmine è sempre lì, sugli spalti, insieme a un ristretto gruppo di persone che, quotidianamente, seguono, oltre a qualche addetto ai lavori, gli allenamenti a porte aperte dei lupi. Ed è comunque lì, Carmine, anche se le porte sono chiuse. In tal caso attende con encomiabile pazienza, per un paio d'ore, proprio lì: seduto nel suo furgoncino.

Ebbene, perché questo lungo preambolo, vi starete chiedendo. Perché oggi Fabiano è un passo più vicino dal primo traguardo inseguito da ogni diciottenne: prendere la patente. Questa mattina, presso la Motorizzazione Civile di Avellino, Parisi ha superato i quiz, la parte teorica dell'esame. Non resta, dunque, che prepararsi con l'ausilio del foglio rosa e, magari proprio con l'aiuto di papà Carmine, alla guida che potrà permettergli di raggiungere lo stadio da solo essendo completamente indipendente. Anche se, c'è da scommetterci, nonostante tutto, papà “Charles”, sarà nonostante tutto al suo posto. E, forse, gli mancherà essere, come ha sempre fatto, finora, al volante di un'auto che viaggia più che verso un luogo in direzione di uno sogno: quello di vedere suo figlio, presto (e le chance sono più che concrete, ndr), nel professionismo. Meglio ancora se indossando i colori che ama i difende con una personalità da veterano.