Trevico

Ci sarebbe una talpa nel clamoroso furto della cassaforte contenente un milione di euro portata via con estrema facilità da sei malviventi dall'accento misto italiano e straniero, ieri notte dall'ufficio parrocchiale della chiesa madre a Trevico in provincia di Avellino. 

Un sospetto manifestato a chiare lettere nel corso del consiglio comunale straordinario, tenutosi nel pomeriggio nel comune più alto della Campania, a cui ha preso parte anche il parroco don Claudio Lettieri.

Il sindaco Nicolino Rossi nell'esprimere insieme all'amministrazione comunale massima fiducia alle forze dell'ordine ha sollecitato un potenziamento dei presidi di pubblica sicurezza sul territorio.

"Mi auguro che possano essere assicurati alla giustizia i colpevoli di questo gesto gravissimo, ma nello stesso tempo credo che nessuno ci riporterà a casa la refurtiva. Per quel che mi riguarda non sono stato mai coinvolto in azioni preventive della cassaforte. Ma ora è il momento dell'unità.

Dobbiamo trovare il senso di comunità civile e religiosa e se ci sono responsabilità su questa vicenda devono emergere. Dall'opposizione l'invito affinchè il paese sia dotato di una video sorveglianza attiva. Il sindaco a sua volta ha risposto che Trevico essendo stato classificato come isola felice negli anni, non ha beneficiato di un finanziamento per questo progetto. 

Il consiglio a tal proposito ha sollecitato la prefettura, affinchè vi sia una maggiore attenzione da parte delle forze dell'ordine alla luce dei ripetuti episodi di criminalità che hanno riguardato abitazioni, sportelli postali e bancari e in ultimo la chiesa di Trevico. Territorio si interessato da un forte decremento demografico, ma particolarmente appetibile e crocevia, ben collegato con l'autostrada e la vicina Puglia. 

Il parroco don Claudio Lettieri si è detto anch'egli disponibile in questo momento delicato ad unire le forze, superando gli steccati, le divisioni e ad andare avanti nel segno dell'unità. Ha poi voluto chiarire un aspetto.

"La vecchia cassaforte era ormai deteriorata in più punti e questo è stato il motivo per cui grazie ad una donazione abbiamo trasferito l'oro in un'altra struttura. Ci siamo muniti di un sistema di sicurezza e allarme all'interno e questo ci ha permesso di poter filmare la scena utile agli inquirenti. Sin dal mio insediamento abbiamo provveduto ad effettuare un inventario. Documentazione che abbiamo consegnato ai carabinieri, che ringrazio per la loro attività d'indagine. Ora è il momento del silenzio e dell'unità".