Avellino

Lo scorso 31 ottobre era ritornato ad Avellino su esplicita e comprensibile richiesta di Capuano, a cui erano bastati pochi giorni di lavoro sul campo per prendere coscienza di una delle tante lacune d'organico, ovvero quella relativa ai cursori di fascia. Lo scorso 14 novembre era stato provato nell'undici titolare da opporre alla Casertana: sembrava il preludio all'inizio del suo nuovo corso in biancoverde, con tanto di debutto da ex di turno. E, invece, Antonio Meola è ufficialmente diventato un calciatore del Chieti, che milita nel girone F di Serie D. “Meola? Sta benissimo fisicamente. Se lo prendiamo? Chiedete al direttore sportivo Di Somma” rispondeva sia per rispetto dei ruoli, sia per l'impossibilità di fare diversamente, il mister di Pescopagano nel momento in cui veniva puntualmente sollecitato, in conferenza stampa, sul tesseramento del “rosso” classe '92, finito per impantanarsi in uno stand-by acuito dalle vicissitudini societarie e, non di meno, dall'ormai imminente cambio di proprietà. Preso atto della stasi, diventata ormai permanente, ad agire è, allora, stato proprio Meola, che ha salutato tutti. Ecco servita un'altra sfumatura del mancato ricorso ai contributi garantiti a chi schiera in campo almeno tre giovani nati dal '98 in poi: oltre che per coprire, potenzialmente, la quasi totalità dei 286mila euro per il pagamento degli stipendi di settembre e ottobre, grazie a uno dei due bonifici effettuati della Lega Pro ai club che hanno fatto minutaggio, ingaggiare Meola, salvo una improbabile retromarcia tecnica (che senso avrebbe avuto, altrimenti, aggregarlo al gruppo, ndr) o eventuali impedimenti determinati da altri fattori (che potrebbero essere tranquillamente esplicitati, ndr), sarebbe stato certamente alla portata delle casse irpine.