Avellino

Avellino, vergogna in diretta nazionale due volte nel giro di due settimane. Prima era toccato alla metropolitana leggera diventare oggetto dell'ironia di tutta la penisola, grazie al video realizzato da Striscia la Notizia con il giornalista Luca Abete. In milioni si sono visti catapultare in casa, le immagini di pali che quasi toccavano i balconi e comparivano così, di punto in bianco, in mezzo ai marciapiedi.

LA METRO DELLA VERGOGNA

Sulla questione anche noi abbiamo posto l’accento, grazie ad un'ampia inchiesta, su tutte le irregolarità dell’opera. Dal cambiamento rispetto al progetto iniziale, al numero di milioni bruciati, fino ai numerosi disagi creati. L’eco dei fatti è stato moltiplicato grazie alla grandezza della cassa di risonanza offerta dalla trasmissione di denuncia più conosciuta d’Italia.

E, oltre a vedere le capacità amministrative della città sbeffeggiate in diretta nazionale, abbiamo anche avuto la fortuna di ascoltarle. Quel, “i pali messi sugli scivoli per disabili sono una svista della ditta”, già ripetuto ai nostri taccuini proprio dal Rup del progetto, è stato raccolto anche dai microfoni di Abete. Ma, probabilmente, non cambierà nulla. Dopotutto Avellino, come abbiamo ripetuto più volte, è la città della memoria corta.

FURBETTI ASL: "COSI' FAN TUTTI"

Poi, quando credevamo di poter avere un po’ di pace, ecco che è arrivata l’altra notizia: un altro caso stava per diventare di portata nazionale. Questo, se possibile, con eco ancora più vasta. Riportando Avellino al centro della tempesta mediatica. Parliamo dello scandalo dei badge Asl che ha travolto il comune irpino portando sul banco degli indagati oltre venti professionisti impiegati in diversi ruoli dell’azienda. Dall’operatore sanitario al dirigente, furbetti erano tutti.

E hanno finito per essere vittima della gogna mediatica di Giletti con la trasmissione andata in onda domenica scorsa. Anche questa volta abbiamo potuto veder cascare la sottile foglia di fico con la quale, troppo spesso, si cerca (senza successo) di celare le nostre vergogne. Mentre veniva riproposto quel video girato dalle fiamme gialle che incriminava chi a lavoro non andava, offrendo un disservizio a tutta la comunità, intascando lo stipendio come se fosse presente.

Come se non bastassero le immagini, anche questa volta abbiamo ascoltato le voci di chi era coinvolto nella vicenda. L’avvocato di una delle indagate, nella sua difesa, ha offerto il meglio di sé quando candidamente ha esclamato, per spiegare lo stato delle cose: “E’ una contestazione provvisoria e non definitiva la mia assistita e tutti gli altri sono accusati di aver percepito indebitamente lo stipendio. Non è un problema di non rendersi conto della gravità delle proprie azioni ma un problema culturale che sta a monte, perché se dal punto di vista dirigenziale c’è stata una politica aziendale di chi ha ritenuto di istituire un nucleo di vigilanza solo dopo l’intervento dell’autorità giudiziaria, evidentemente qualcosa non funziona.”

Insomma, mal comune mezzo gaudio.

La colpa non è di chi compiva il gesto, ma di chi non controllava. Posto che, con la sorveglianza adeguata forse sarebbe stato più difficile operare il magheggio ( ma siamo in Italia, dove fatta la legge si trova storicamente anche il cavillo) vale comunque la pensa ricordare che esiste un qualcosa che si chiama etica lavorativa. Il problema culturale da evidenziare, semmai, è proprio questo. Quella stessa etica che, qualora le accuse fossero confermate, doveva portare gli indagati a non compiere simili gesti. Considerata anche la delicatezza del proprio ruolo.

MAGHEGGI COSTATI MILIARDI

Non si può sempre farla franca con il, “fanno tutti così quindi lo faccio anche io”. Perché proprio questo tipo di cultura dell'alibi ha contribuito a creare quegli sprechi e quei mostri in ambito, soprattutto sanitario e nelle istituzioni pubbliche, che hanno regalato al nostro meridione strutture scadenti con sovrannumero di impiegati pagati bene nonostante competenze spesso lacunose ( così giusto per utilizzare un eufemismo) Basta guardare ai soli casi di assenteismo che hanno coinvolto le strutture sanitarie campane nell'ultimo periodo, per avere il quadro del disastro che si è consumato in questi anni.

Ve lo abbiamo raccontato in una precedente inchiesta. Qui vi raccogliamo giusto le cifre, tanto perché a furia di ripeterle le cose, forse alla fine qualche capa-tosta la si cambia. Amplificando quella indignazione collettiva che dovrebbe spingerci a reagire con maggior vigore ai soprusi. A denunciarli instancabilmente. Eccole le cifre: 1) 800 indagati nell'operazione “Just a Time” al Ruggi di Salerno, poi ridotti a 500, con un buco alla sanità di decine di migliaia di euro. 2) Nove al Cardarelli che grazie al proprio sistema riuscivano a portare a casa anche oltre 3mila euro compresi di straordinari. 3) Pur non recandosi praticamente mai sul posto di lavoro. E, poi, proprio Avellino.

LA MORALE: NON C'E' MORALE 

Adesso, la spazzatura sotto il tappeto è divenuta talmente tanta che persino i media nazionali se ne interessano. Portando in alla ribalda, in meno di metà mese, le due tristi vicende che hanno riguardato il capoluogo irpino. Due episodi differenti che però sono sintomatici di malfunzionamenti diffusi in tutti gli ambiti sociali. Da quello amministrativo che, come abbiamo più volte spiegato, è in sfacelo da almeno dieci anni. Per assenze di competenze da un lato e progettualità dall'altro. Manca quel tipo di programmazione attenta in primo luogo alle esigenze fondamentali della città. Quella che solo chi la città la conosce e la vive, può ipotizzare e mettere in pratica. Dando attenzione a quegli aspetti che rappresentano la quotidianità: come i trasporti e propria quella sanità, che come abbiamo già accennato, a queste latitudini porta porta in sé il germe di un lassismo diffuso.

Figlio di un sistema clientelare che ha finito per radicarsi nelle coscienze prima che nei corridoi di comuni e ospedali. Ora la verità è venuta a galla. Con maggior vigore facendo fare a tutti noi, che questa città la viviamo, una magra figura. Vediamo se servirà ad innescare una reazione che vada oltre l'indignazione del momento. 

Andrea Fantucchio