Magistrati, arretrati fino a 100 mila euro: il conto sfiora un miliardo

Le sentenze del Tar impongono di rivedere il calcolo degli adeguamenti salariali

magistrati arretrati fino a 100 mila euro il conto sfiora un miliardo

Il ricalcolo delle retribuzioni coinvolge circa 11 mila magistrati. Nel bilancio 2027 si profila una spesa vicina al miliardo per arretrati e aumenti. Gli importi variano per anzianità e ruolo: non è un bonus uguale per tutti

Un conto vicino al miliardo di euro, con somme che per alcune toghe possono arrivare nell’ordine dei 100 mila euro lordi. È lo scenario che si apre per le retribuzioni dei magistrati italiani, dopo una serie di pronunce della giustizia amministrativa che hanno contestato il metodo utilizzato per aggiornare gli stipendi. La cifra colpisce per dimensioni, ma il suo significato va chiarito: non è un premio straordinario riconosciuto per decisione politica, bensì l’effetto potenziale del ricalcolo di incrementi e arretrati maturati nel tempo.

Perché lo Stato deve ricalcolare gli stipendi

Il meccanismo retributivo della magistratura è diverso da quello dei lavoratori il cui stipendio viene aggiornato mediante rinnovi contrattuali. La legge prevede un adeguamento periodico collegato all’andamento delle retribuzioni di altre categorie del pubblico impiego. Proprio il modo di misurare questi incrementi è finito al centro dei ricorsi: il Tar del Lazio, nelle sentenze pubblicate nel 2026, ha censurato criteri di calcolo considerati non conformi alla disciplina vigente.

Secondo la ricostruzione delle pronunce, la base di riferimento deve comprendere l’intero trattamento economico delle categorie considerate, incluse componenti accessorie e variabili, e il confronto deve avvenire secondo una media aritmetica fra categorie, anziché una media ponderata sulla quantità dei dipendenti. La differenza tra i metodi può incidere sensibilmente sulla percentuale di aumento e quindi sugli importi accumulati negli anni.

Da dove nasce la cifra di 100 mila euro

Le stime pubblicate il 16 ottobre 2026 fanno riferimento a una platea di circa 11 mila magistrati e a una provvista di circa un miliardo di euro per arretrati e conseguenti adeguamenti stipendiali. L’ordine di grandezza di 100 mila euro a persona rappresenta un valore indicativo, non una somma identica per tutti né necessariamente il netto che comparirà sul conto corrente. Anzianità di servizio, posizione economica, periodi interessati e imposizione fiscale concorrono a determinare quanto spetterà concretamente a ciascuno.

Nella discussione sulla prossima legge di bilancio, la copertura viene ricondotta al cosiddetto fondo sentenze, indicato nelle cronache economiche in 1,9 miliardi di euro complessivi. Non significa che l’intera dotazione sia riservata ai magistrati: la quota collegata a questa vicenda è stimata intorno al miliardo. Finché non saranno definiti gli atti applicativi e gli importi individuali, è improprio presentare la cifra massima come un versamento già effettuato.

Il nodo dell’indipendenza e quello della spesa pubblica

Il sistema automatico di adeguamento è stato storicamente giustificato anche con l’esigenza di garantire l’indipendenza della magistratura, che non negozia le retribuzioni attraverso la contrattazione collettiva ordinaria. La tutela di questa autonomia convive però con una questione di bilancio: una correzione retroattiva del metodo di calcolo produce effetti che ricadono sulle finanze pubbliche in una fase di confronto sulle risorse disponibili per salari, servizi e giustizia.

Il confronto politico sarà dunque sul finanziamento e sulla trasparenza delle somme, mentre il presupposto giuridico è costituito dalle decisioni dei giudici amministrativi. Resta da verificare come le amministrazioni tradurranno le sentenze in nuovi conteggi, quali importi saranno riconosciuti e con quale calendario verranno liquidati.

Cosa succede adesso

I prossimi passaggi riguardano il recepimento dei criteri indicati dal Tar del Lazio, il ricalcolo delle spettanze e la definizione delle coperture nella manovra. La distinzione è decisiva: l’obbligo di correggere i calcoli non equivale a conoscere già l’ammontare preciso delle singole buste paga. Sarà la documentazione amministrativa a chiarire l’effettivo impatto sui magistrati e sul bilancio dello Stato.