Ora solare, come cambia il nostro corpo e perché sarebbe meglio mantenerla

Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre lancette indietro di un'ora. Gli effetti su sonno e umore

ora solare come cambia il nostro corpo e perche sarebbe meglio mantenerla

I medici spiegano come adattarsi e perché mantenere questo orario tutto l'anno potrebbe essere la scelta migliore per la salute

Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026 torna l'ora solare. Alle tre del mattino le lancette dovranno essere riportate indietro di sessanta minuti, segnando nuovamente le due. Un cambiamento apparentemente minimo, che permetterà di dormire un'ora in più ma che, almeno nei primi giorni, potrebbe modificare il ritmo del sonno, la concentrazione e persino l'umore. Non tutti, infatti, reagiscono allo stesso modo allo spostamento dell'orologio, perché il nostro organismo segue tempi biologici che non possono essere modificati semplicemente premendo un pulsante.

Il ritorno all'ora solare riapre inoltre una questione che da anni divide opinione pubblica e istituzioni europee: sarebbe meglio eliminare il doppio cambio annuale e mantenere un solo orario per tutti i dodici mesi? Dal punto di vista della salute, una parte importante della comunità scientifica propende per l'ora solare permanente, considerata più vicina ai ritmi naturali dell'organismo.

Cosa succede all'orologio biologico

Il nostro corpo possiede un sistema interno di regolazione del tempo, chiamato ritmo circadiano, che coordina numerose funzioni fisiologiche nell'arco delle ventiquattro ore. Non controlla soltanto l'alternanza tra sonno e veglia, ma interviene nella produzione degli ormoni, nella temperatura corporea, nel metabolismo e nell'attività cardiovascolare.

Il principale riferimento per questo sistema è la luce naturale. Quando la retina percepisce la luminosità del mattino, invia segnali al cervello che contribuiscono a regolare l'orologio biologico. Con l'arrivo del buio aumenta invece la produzione di melatonina, l'ormone che favorisce l'addormentamento.

Spostare le lancette significa modificare improvvisamente il rapporto tra gli orari sociali e quelli biologici. Il risultato può essere un temporaneo disallineamento, simile, sebbene molto più lieve, al disturbo che si avverte dopo un viaggio attraverso diversi fusi orari.

Il neurologo Luigi Ferini-Strambi, direttore del Centro di medicina del sonno dell'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e docente dell'Università Vita-Salute San Raffaele, ha spiegato che questo cambiamento può interessare l'intero organismo, anche se generalmente gli effetti sono limitati e transitori.

Sonnolenza, irritabilità e risvegli anticipati

Il ritorno all'ora solare viene spesso accolto con favore perché consente, almeno teoricamente, di trascorrere sessanta minuti in più a letto. Ma dormire più a lungo non significa necessariamente riposare meglio.

Alcune persone possono avvertire sonnolenza durante il giorno, maggiore irritabilità, una lieve difficoltà di concentrazione o modificazioni dell'umore. Altre potrebbero svegliarsi prima del previsto, perché il loro orologio interno continua inizialmente a seguire il vecchio orario.

La maggior parte di questi disturbi tende a scomparire spontaneamente nel giro di pochi giorni. Secondo Ferini-Strambi, l'organismo riesce generalmente a ritrovare il proprio equilibrio entro circa cinque giorni, senza che siano necessari interventi particolari.

Il disagio può essere accentuato dalla progressiva diminuzione delle ore di luce che caratterizza l'autunno. Le giornate più corte, soprattutto nel tardo pomeriggio, possono contribuire a una sensazione di stanchezza e a un calo della motivazione. È importante, tuttavia, distinguere gli effetti dello spostamento dell'orologio da quelli legati alla normale riduzione stagionale della luce.

Bambini, anziani e persone mattiniere più sensibili

Non tutte le categorie della popolazione affrontano il cambiamento con la stessa facilità. I bambini piccoli e gli anziani possono risentirne maggiormente perché spesso seguono abitudini molto regolari, scandite da orari precisi per il sonno, i pasti e le attività quotidiane.

Un bambino abituato a svegliarsi alle sette, per esempio, potrebbe continuare ad aprire gli occhi quando il nuovo orologio segna le sei. Analogamente, una persona anziana potrebbe avvertire sonnolenza prima del consueto orario serale.

Tra i soggetti più sensibili ci sono anche le cosiddette allodole, persone naturalmente predisposte ad addormentarsi e svegliarsi presto. Per loro, il ritorno all'ora solare può accentuare temporaneamente la tendenza al risveglio anticipato.

I cosiddetti gufi, che preferiscono andare a dormire tardi e alzarsi più avanti nella mattinata, possono invece trovare inizialmente meno difficoltoso il passaggio autunnale.

Per chi soffre già di insonnia o presenta un sonno particolarmente fragile, anche una variazione di un'ora può diventare più fastidiosa. In questi casi, la regolarità delle abitudini assume un'importanza ancora maggiore.

Perché il passaggio primaverile è più problematico

Dal punto di vista medico, il ritorno all'ora solare è generalmente considerato meno impegnativo rispetto all'introduzione dell'ora legale in primavera.

Quando a marzo le lancette vengono spostate avanti, si perde un'ora di sonno e il risveglio avviene in un momento biologicamente più precoce. Questa variazione può aumentare temporaneamente la privazione di riposo e interferire con attenzione, vigilanza e capacità di reazione.

Diversi studi epidemiologici hanno osservato associazioni tra il passaggio primaverile e un incremento temporaneo di alcuni rischi, compresi incidenti stradali ed eventi cardiovascolari. Non tutti i lavori scientifici hanno però raggiunto risultati identici, e le associazioni statistiche non devono essere interpretate come la prova che ogni evento sia direttamente causato dal cambio dell'ora.

Il problema principale riguarda la combinazione tra riduzione del sonno, alterazione dei ritmi circadiani e abitudini quotidiane che spesso non consentono un riposo sufficiente.

Per questa ragione, gli specialisti sottolineano che la qualità e la regolarità del sonno rappresentano fattori di salute più importanti dell'ora supplementare guadagnata una sola notte all'anno.

Come prepararsi al cambio dell'ora senza perdere il sonno

Per attenuare i piccoli disturbi legati al passaggio all'ora solare, gli specialisti suggeriscono di intervenire sulle abitudini quotidiane prima ancora che sulle lancette. L'obiettivo è permettere all'organismo di avvicinarsi gradualmente al nuovo ritmo, evitando cambiamenti bruschi negli orari del riposo e dei pasti.

Nei giorni precedenti può essere utile anticipare leggermente il momento in cui si va a letto e quello del risveglio, avvicinandosi progressivamente agli orari che si seguiranno dopo il cambiamento. La stessa gradualità può essere applicata ai pasti, soprattutto nelle famiglie con bambini piccoli.

Particolarmente importante è l'esposizione alla luce naturale nelle prime ore della giornata. Una passeggiata al mattino, anche breve, può favorire la sincronizzazione dell'orologio biologico e contribuire a migliorare la vigilanza durante il giorno.

Gli esperti raccomandano inoltre di mantenere una buona regolarità del sonno, evitando di compensare la stanchezza con riposi pomeridiani troppo lunghi. Anche l'attività fisica può favorire l'adattamento, purché non venga svolta troppo vicino all'ora di coricarsi se tende a rendere più difficile l'addormentamento.

Un'attenzione particolare va riservata all'uso degli smartphone e degli altri dispositivi elettronici nelle ore serali. L'esposizione intensa alla luce artificiale può interferire con i segnali biologici che preparano il corpo al riposo.

Ora solare tutto l'anno, perché i medici la preferiscono

La questione più interessante non riguarda soltanto come affrontare il cambio di ottobre, ma se abbia ancora senso continuare a modificare gli orologi due volte all'anno.

Sul piano sanitario, diversi specialisti sostengono che mantenere stabilmente l'ora solare sarebbe preferibile rispetto all'adozione permanente dell'ora legale. La ragione è legata soprattutto alla disponibilità di luce nelle prime ore del mattino, fondamentale per sincronizzare il ritmo circadiano.

L'American Academy of Sleep Medicine, una delle principali società scientifiche internazionali dedicate alla medicina del sonno, ha ribadito in un documento del 2024 la propria posizione favorevole all'ora solare permanente. Secondo l'organizzazione, questa scelta garantirebbe un migliore allineamento tra orologio biologico, luce naturale e attività sociali.

Mantenere invece l'ora legale anche durante l'inverno significherebbe ritardare ulteriormente il sorgere del sole. In diverse località, soprattutto nelle settimane più buie dell'anno, lavoratori e studenti dovrebbero iniziare le proprie attività quando fuori è ancora notte.

Il vantaggio dell'ora legale permanente sarebbe una maggiore disponibilità di luce nel tardo pomeriggio, un aspetto apprezzato per le attività ricreative, il commercio e la vita all'aperto. Dal punto di vista della salute circadiana, però, la luce mattutina viene generalmente considerata più importante per il corretto funzionamento dell'organismo.

Il dibattito europeo e la decisione ancora sospesa

La discussione sull'abolizione del doppio cambio stagionale è aperta da tempo anche nell'Unione europea.

Nel 2018 la Commissione europea aveva presentato una proposta per eliminare lo spostamento delle lancette, mentre nel 2019 il Parlamento europeo si era espresso a favore della fine del sistema. L'iniziativa, tuttavia, non ha ottenuto l'accordo necessario tra gli Stati membri e non è entrata in vigore.

Nel 2026 la questione è tornata all'attenzione delle istituzioni. La Commissione ha avviato un nuovo studio per valutare le conseguenze di un eventuale superamento del cambio stagionale, con risultati attesi entro la fine dell'anno.

Anche in Italia il tema è stato affrontato in sede parlamentare. Un'indagine conoscitiva della Camera dei deputati ha evidenziato un orientamento favorevole al superamento del doppio cambio annuale, lasciando però aperta la scelta tra ora solare e ora legale permanenti. Le implicazioni sanitarie devono infatti essere confrontate con quelle energetiche, economiche e sociali.

Il vero problema resta la qualità del riposo

Al di là delle decisioni politiche, gli specialisti invitano a non attribuire al cambio dell'ora tutti i problemi di sonno che emergono in autunno.

Molte persone arrivano a ottobre con un debito di riposo accumulato durante settimane di lavoro, impegni familiari e abitudini poco regolari. Un'ora supplementare, per quanto gradita, non può compensare una carenza cronica di sonno.

Una riflessione che coinvolge la medicina, la politica e l'organizzazione della vita quotidiana, con un principio ormai condiviso da molti studiosi del sonno: la regolarità biologica è una componente importante della salute.