Nuovo sviluppo nell’inchiesta sulle pressioni esercitate nei confronti di Claudio Lotito, presidente della Lazio e senatore di Forza Italia, che secondo l’ipotesi investigativa sarebbero state finalizzate anche a spingerlo verso la cessione della società biancoceleste. Martedì mattina sono state eseguite nuove perquisizioni e nel decreto della Procura della Repubblica di Roma compaiono i nomi di Mauro Masi, Francesco Maiolini e Luigi Bisignani.
Masi è presidente della Banca del Fucino, mentre Maiolini ne è l’amministratore delegato. Bisignani, giornalista e uomo da anni al centro delle cronache politico-finanziarie italiane, negli ultimi mesi è intervenuto più volte pubblicamente sul futuro della società biancoceleste e sul rapporto ormai fortemente deteriorato tra la proprietà e una parte consistente della tifoseria.
Gli investigatori stanno cercando di comprendere se dietro una serie di iniziative apparentemente differenti possa esserci stata una strategia comune. L’attenzione riguarda campagne sui social network, articoli di stampa, contatti tra esponenti del mondo bancario e giornalistico e iniziative legate alla contestazione nei confronti della gestione della società.
L’ipotesi di una regia più ampia
Il punto centrale degli approfondimenti è proprio la possibile esistenza di una “regia” esterna capace di coordinare le pressioni su Lotito. Una prospettiva che non nasce con le perquisizioni di oggi. Già negli atti trasmessi nei mesi scorsi al Senato della Repubblica, la Procura aveva indicato la necessità di verificare se, oltre alle singole minacce e alle manifestazioni di protesta, potesse esistere un disegno volto a destabilizzare economicamente l’assetto della S.S. Lazio.
Il procedimento riguarda ipotesi di reato che comprendono atti persecutori, tentata estorsione e manipolazione del mercato. Lotito figura come persona offesa. Nel luglio scorso il Senato aveva autorizzato l’acquisizione dei dati di traffico telefonico e telematico in entrata sulle utenze del parlamentare, richiesta avanzata dalla magistratura per approfondire proprio la provenienza e la rete dei contatti collegati alle pressioni ricevute.
Le nuove perquisizioni rappresentano quindi un ulteriore passaggio di un’indagine avviata da tempo e che sembra ora concentrarsi non soltanto sugli autori materiali delle minacce, ma anche sull’eventuale presenza di soggetti capaci di orientare o alimentare dall’esterno la campagna contro il presidente biancoceleste.
Il titolo Lazio e l’attenzione degli investigatori
Un capitolo particolarmente delicato riguarda l’andamento del titolo della Lazio in Borsa. Gli inquirenti vogliono verificare se la diffusione di determinate informazioni, indiscrezioni o ricostruzioni sulla possibile vendita del club possa avere avuto effetti sulle quotazioni e se eventuali iniziative mediatiche siano state coordinate con l’obiettivo di aumentare la pressione sulla proprietà.
Il tema della cessione della Lazio è diventato negli ultimi mesi uno dei terreni principali dello scontro tra Lotito e parte della tifoseria. Manifestazioni, contestazioni pubbliche e prese di posizione sul futuro societario hanno accompagnato una fase particolarmente tesa della vita del club. In questo contesto sono intervenuti pubblicamente anche Masi e Bisignani, sostenendo in diverse occasioni la necessità di aprire una nuova fase per la società e richiamando l’interesse che il club potrebbe suscitare tra investitori e fondi.
Queste prese di posizione, di per sé espressione del dibattito pubblico intorno alla Lazio, vengono ora lette dagli investigatori all’interno di un quadro più ampio, per stabilire se esistano collegamenti penalmente rilevanti tra comunicazione, pressione sulla proprietà e possibili effetti sul mercato finanziario.
L’inchiesta partita dalle minacce
Il procedimento aveva avuto una prima svolta nel dicembre 2025, quando erano state eseguite perquisizioni nei confronti di cinque persone indagate per tentata estorsione e manipolazione del mercato. Secondo la ricostruzione della Procura, Lotito sarebbe stato destinatario di minacce di morte attraverso social network, telefonate anonime ed email con l’obiettivo di costringerlo a cedere il capitale della società o, almeno in un caso, a procedere a un aumento di capitale.
Gli approfondimenti successivi hanno progressivamente allargato il campo degli accertamenti. La domanda a cui gli investigatori cercano ora di rispondere è se quelle condotte fossero episodi isolati oppure parti di un sistema più complesso, nel quale proteste, indiscrezioni finanziarie e pressione mediatica avrebbero potuto procedere in maniera coordinata.
Al momento, per Mauro Masi, Francesco Maiolini e Luigi Bisignani il dato reso pubblico riguarda la loro presenza nel decreto relativo alle perquisizioni. Saranno gli sviluppi investigativi a chiarire la natura delle eventuali responsabilità individuali e se l’ipotesi di una strategia comune troverà riscontro negli elementi raccolti dalla Procura.
