Processo Blasco: «Quegli incontri del prefetto in gioielleria»

In aula l'inchiesta a carico dell'ex Prefetto di Avellino e Benevento e di alcuni imprenditori.

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Ascoltati alcuni militari impegnati nelle indagini. Descritte alcune delle operazioni condotte dalla Guardia di Finanza.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

Gioielli e altri favori in cambio di presunte agevolazioni per alcuni imprenditori. Torna in aula l'inchiesta che ha portato all'arresto nel marzo 2014 dell'ex prefetto di Avellino e Benevento, Ennio Blasco, e di tre imprenditori: Carmine e Carlo Buglione e Erasmo Caliendo.

Arresti eseguiti dalle Fiamme gialle di Napoli coordinate dalla Procura di Avellino. L'inchiesta riguarda alcuni presunti episodi di corruzione su certificazioni antimafia quando Blasco era prefetto di Avellino fra il 2009 e il 2011. Secondo l'accusa l'alto funzionario avrebbe favorito col proprio ruolo alcune imprese di vigilanza privata riconducibili ai fratelli Buglione. E in cambio avrebbe ricevuto gioielli e altri favori.

Oggi sono stati ascoltati in aula i militari della Finanza Alfonso di Somma, Giovanni Cuomo e Francesco Viggiani.

Il primo teste, Giovanni Cuomo, è stato interrogato dal Pubblico Ministero sulle modalità con le quali sono state eseguite le intercettazioni telefoniche. Intercettazioni a carico, fra gli altri, dei fratelli Buglione, di Blasco, della moglie e della figlia dell'allora Prefetto.

E' toccato al collega maresciallo Alfonso Di Somma descrivere al Pm. alcune osservazioni tecniche eseguite nel corso delle indagini.

Di Somma ha raccontato: «A settembre 2009, dopo alcune intercettazioni, ci siamo recati nel parcheggio di un centro di elettronica del nolano. Lì è avvenuto un incontro fra Carlo Buglione, Caliendo e Blasco. L'allora prefetto è arrivato a bordo di una Range Rover, Buglione su una Smart e Caliendo su una Fiat punto. Blasco è poi salito in auto con Buglione diretto verso un centro commerciale del casertano. Erano seguiti dall'auto di Caliendo».

Arrivati nel parcheggio del centro commerciale i tre sarebbero entrati in una gioielleria.

Di Somma ha spiegato: «Ne sono usciti con due sacchetti con l'etichetta dell'attività tenuti in mano da Caliendo. Blasco ha quindi salutato Buglione ed è salito sull'auto di Caliendo. I due si sono fermati in una concessionaria automobilistica e poi nel parcheggio del centro di elettronica di Nola dove si erano incontrati inizialmente. Sono quindi entrati all'interno dell'attività.  All'uscita Caliendo ha consegnato i sacchetti a Blasco e i due si sono allontanati».

Ad agosto 2010 un altro appostamento sotto l'abitazione della moglie di Blasco a Napoli.

«Dal portone è uscita una donna in compagnia di un ragazzo. Sono saliti sull'auto di Caliendo e poi si sono allontanati».

Sempre nel 2010 c'è stata un'altra operazione a Saviano.

«Dopo un'altra intercettazione ci siamo recati nel comune napoletano. Poco distante da una gioielleria. All'interno c'erano Blasco e Caliendo che poi si sono allontanati nell'auto di Caliendo. L'attività in questione era dello stesso proprietario della gioielleria dove era avvenuto il precedente incontro».

Buglione e Blasco sono poi stati fotografati dai militari in un bar dell'avellinese.

«Li abbiamo immortalati mentre visionavano dei documenti».

Il materiale fotografico delle operazioni è stato acquisito dal Pm

Di Somma e Cuomo saranno riascoltati il 24 gennaio 2018.

E' poi toccato al terzo teste, il maggiore Francesco Viggiani, deporre confermando quanto già dichiarato il 16 marzo 2016.

La difesa condotta dall'avvocato Gaetano Aufiero ha posto delle domande d'integrazione. Il legale ha fatto riferimento alle dichiarazioni di un dirigente della Prefettura, V.T., acquisite in un'operazione dalla Finanza. Dichiarazioni che sarebbero state determinanti per la richiesta cautelare poi accolta. Aufiero ha chiesto a Viggiani del verbale che riporta proprio quei dichiarati. Verbale che non sarebbe al momento reperibile. Il maggiore, che all'epoca dei fatti non ricopriva l'attuale incarico, ha chiarito su richiesta dell'avvocato come vengano raccolte le dichiarazioni durante un'indagine. Aufiero ha fatto riferimento anche ad alcune informative in favore dei fratelli Buglione che non sarebbero state inserite nel fasciolo della Finanza. 

Impegnati nella difesa, fra gli altri, gli avvocati Erasmo Fuschillo, Claudio Botti e Alfonso Furgiuele.